VISITE GUIDATE A

MILANO

Itinerari e visite guidate a Milano


MARTEDÌ 15 SETTEMBRE 2026, ORE 15,30

DALL’ORATORIO DI SAN PROTASO AL GIARDINO DELLE DELIZIE

Quando la periferia sa sorprendere

Milano, Oratorio di San Protaso al Lorenteggio Milano, la Foresta di Magnolie al Giambellino

In principio era campagna: cascine, cereali, gelsi e fontanili e nulla più. Poi, con l’arrivo della ferrovia, le spighe lasciarono il posto a contatori e gru e lampadine, tutto in un attimo cambiò, segnando il destino di una delle tante periferie della città, fatta di molti palazzi e pochi servizi. E fu così che il Giambellino cambiò per sempre, con buona pace del Cerutti Gino di Gaber! Un itinerario zigzagando per il quartiere racconta del passato e del presente di questo scampolo di Milano, per scoprire insospettabili storie: dall’ormai millenario Oratorio di San Protaso, nell'attiguo Lorenteggio, con i suoi affreschi (quasi) miracolosi, alle fabbriche della Osram e della Loro Parisini, ma anche delle Officine Elettroferroviarie che sfornarono i nostri storici tram, ma... pure delle ambite racchette da tennis! Uno sguardo tra storia e architettura non può non essere dedicato ai primissimi quartieri popolari e... popolarissimi, tutt’altro che “brutti”, ma anche al ruolo della Chiesa che, attraverso i suoi vescovi, provò a prendersi cura di un’umanità sofferente. Ma il Giambellino è anche la storia degli incredibili Convitti della Rinascita dell’immediato Dopoguerra, nati per crescere generazioni di uomini liberi; è la storia dei fiori di una rara magnolia dipinti sui muri di un’Associazione a mettere insieme “diversità” e arte, fino ad arrivare a un piccolo giardino, un po’ pubblico, un po’ privato che, già prima del nuovissimo Parco del Giambellino, ha saputo regalare al quartiere un sorprendente angolo di verde!

Visita guidata a cura di Monica Torri.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: martedì 15 settembre 2026, ore 15,30

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Il percorso tra Lorenteggio e Giambellino permette di leggere in pochi isolati una delle trasformazioni più caratteristiche della Milano contemporanea: dalla campagna punteggiata da cascine e fontanili alla città industriale e popolare, fino alle più recenti esperienze di rigenerazione, arte condivisa e nuovi spazi verdi. Le diverse tappe non raccontano quindi un unico monumento, ma una stratificazione di memorie religiose, produttive, sociali e urbane.

San Protaso e la memoria rurale

L’Oratorio di San Protaso rappresenta la memoria più antica del percorso. La sua presenza, legata al vecchio paesaggio del Lorenteggio, ricorda una zona che per secoli rimase esterna alla città compatta. Gli affreschi e la lunga continuità d’uso dell’edificio creano un forte contrasto con il quartiere novecentesco che oggi lo circonda.

Fabbriche, ferrovia e modernizzazione

L’arrivo della ferrovia e delle attività produttive modificò radicalmente il volto della zona. Osram, Loro Parisini e Officine Elettroferroviarie evocano una Milano industriale nella quale lavoro, infrastrutture e nuovi insediamenti procedevano insieme, trasformando rapidamente un territorio ancora agricolo in periferia urbana.

Quartieri popolari e servizi

La crescita residenziale portò alla costruzione dei primi quartieri popolari, destinati ad accogliere una popolazione sempre più numerosa. La visita mette in evidenza anche il ruolo svolto dalle istituzioni religiose e sociali nel tentativo di accompagnare una trasformazione molto veloce, in un’area dove le abitazioni aumentarono più rapidamente dei servizi.

I Convitti della Rinascita

Nel secondo dopoguerra il Giambellino fu anche terreno di esperienze educative innovative. I Convitti della Rinascita, ricordati nel percorso, appartengono a quella stagione nella quale formazione, cittadinanza e ricostruzione democratica vennero pensate come parti di uno stesso progetto di crescita personale e collettiva.

Arte e verde nel quartiere

La storia più recente introduce un altro modo di leggere la periferia: non soltanto come spazio costruito, ma come luogo di relazioni. Le magnolie dipinte, il piccolo giardino condiviso e il nuovo Parco del Giambellino mostrano come arte, associazionismo e verde possano diventare strumenti per costruire identità e qualità urbana.


MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE 2026, ORE 15,30

L'EMERGENTE QUARTIERE NOLO

Da quartiere popolare a distretto dei creativi

Milano, quartiere Nolo Milano, quartiere Nolo

Un tempo quartiere operaio, oggi è considerato il quartiere emergente per eccellenza, con la sua frenesia, vivacità e una grande varietà di lingue e costumi. Sono le caratteristiche che contraddistinguono Nolo. Stiamo parlano delle vie a nord di Loreto, il cui epicentro si trova tra via Padova e viale Monza. Questa zona è stata rinominata qualche anno fa, seguendo lo stile dei quartieri newyorkesi di Soho e Noho, con il nome di Nolo, che sta per North of Loreto. L’ultimo fenomeno che sta contraddistinguendo il quartiere è l'arrivo di artisti e designer. Sarà infatti per il suo fascino un po’ borderline e underground o sarà per i prezzi bassi, ma diversi giovani creativi stanno iniziando a rivalutare e occupare la zona. Una fucina di creatività e socialità.

Visita guidata a cura di Alberto Marchesini.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: mercoledì 16 settembre 2026, ore 15,30

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Nolo è un esempio particolarmente evidente di come l’identità di un quartiere possa cambiare senza cancellare le sue origini. Le vie a nord di Loreto conservano la memoria di una Milano operaia e popolare, ma sono diventate anche uno spazio multiculturale e creativo. Il nome stesso, nato come abbreviazione di “North of Loreto”, ha contribuito a rendere riconoscibile un territorio prima percepito soprattutto attraverso le sue singole strade.

North of Loreto: un nome che crea identità

La sigla Nolo condensa in poche lettere una precisa collocazione geografica: l’area a nord di piazzale Loreto. La scelta di un nome breve e immediatamente riconoscibile ha trasformato la percezione del quartiere, creando una nuova etichetta urbana capace di riunire spazi, attività e comunità differenti.

Tra via Padova e viale Monza

Il cuore del percorso si sviluppa tra via Padova e viale Monza, due grandi assi che raccontano la crescita della Milano fuori dal centro storico. Qui la dimensione residenziale, il commercio di prossimità e i flussi quotidiani si sovrappongono, restituendo l’immagine di un quartiere densamente vissuto.

La memoria operaia e popolare

Prima di diventare un distretto alla moda, la zona era riconosciuta soprattutto per il suo carattere operaio e popolare. Questa origine continua a essere una componente fondamentale della sua identità e aiuta a comprendere il contrasto tra la struttura storica del quartiere e i fenomeni più recenti.

Lingue, culture e nuovi abitanti

La varietà di lingue, costumi e provenienze è uno degli aspetti più evidenti della Nolo contemporanea. La visita permette di osservare come la città si trasformi attraverso i suoi abitanti e come la mescolanza culturale modifichi progressivamente negozi, spazi pubblici e forme della socialità.

Creatività e trasformazione urbana

L’arrivo di artisti e designer ha aggiunto un nuovo livello alla storia del quartiere. Laboratori, iniziative e nuove attività hanno contribuito a costruire l’immagine di Nolo come fucina creativa, mostrando come una periferia storica possa essere riletta attraverso nuove pratiche culturali e sociali.


MARTEDÌ 22 SETTEMBRE 2026, ORE 15

LA "CHIESA DOPPIA" DI SANTA MARIA INCORONATA e il suo "SCRIPTORIUM"

Arte, fede e amore nella Milano degli Sforza

Milano, Santa Maria Incoronata Milano, Santa Maria Incoronata

Chiesa dalla particolare formazione a corpo doppio, è legata tradizionalmente al tema dell'amore coniugale tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti: il doppio edificio voleva proprio testimoniare la fedeltà della loro unione. Il progetto, attribuito a Guiniforte Solari, è un tipico esempio dello stile tardogotico lombardo. Il complesso conventuale, il più importante centro di cultura agostiniana della capitale del Ducato, è ancora in parte leggibile negli spazi interni dell'isolato. Tuttora esistente l'edificio della biblioteca (scriptorium), l'antica "libraria", oggetto di una importante campagna di restauri, che rappresenta uno dei più alti esempi di questa tipologia nel '400.

Visita guidata a cura di Alberto Marchesini.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, offerta chiesa, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: martedì 22 settembre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Santa Maria Incoronata consente di entrare nella Milano sforzesca attraverso un edificio nel quale architettura, devozione e cultura conventuale sono strettamente intrecciate. La particolarissima configurazione “doppia” della chiesa, la tradizione che la collega a Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti e la presenza dell’antica libraria agostiniana trasformano la visita in un percorso nel cuore religioso e intellettuale del Quattrocento milanese.

La singolare “chiesa doppia”

L’elemento più sorprendente del complesso è la sua configurazione a corpo doppio. La tradizione ha letto questa scelta come un riferimento all’unione tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, facendo dell’architettura stessa un’immagine di fedeltà coniugale e di continuità dinastica.

Il tardogotico lombardo

Il progetto, attribuito a Guiniforte Solari, appartiene alla cultura del tardogotico lombardo. Mattoni, proporzioni e articolazione degli spazi testimoniano un linguaggio ancora profondamente legato alla tradizione medievale, ma inserito nella Milano ducale del Quattrocento.

Il convento agostiniano

La chiesa faceva parte di un importante complesso conventuale agostiniano. Anche se l’isolato è stato trasformato nel tempo, alcuni spazi permettono ancora di intuire l’organizzazione originaria e il ruolo che il convento ebbe nella vita religiosa e culturale della città.

La libraria e lo scriptorium

L’antica libraria, identificata con lo scriptorium, è uno degli ambienti più significativi del complesso. La sua conservazione permette di comprendere quanto la produzione, lo studio e la custodia dei libri fossero centrali nella vita delle comunità religiose e nella trasmissione del sapere.

Arte, fede e potere nella Milano degli Sforza

Incoronata riunisce temi che nella Milano sforzesca erano inseparabili: religione, rappresentazione dinastica e cultura. La visita consente quindi di leggere l’edificio non solo come luogo di culto, ma come testimonianza di un sistema politico e culturale che affidava all’architettura un forte valore simbolico.


MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE 2026, ORE 15

LA FONDAZIONE VICO MAGISTRETTI

Nello studio-museo dove Vico Magistretti ha ridisegnato il modo di abitare

Milano, Galleria del Corso

Vico Magistretti è stato fra i più raffinati progettisti italiani, protagonista della storia progettuale italiana del Secondo dopoguerra, che ha lasciato opere indelebili nell’architettura e nel design. Ha lavorato per tutta la vita nello studio all’angolo tra via Conservatorio e via Bellini, nell’edificio progettato nel 1933 da suo padre, l’architetto Pier Giulio Magistretti. Ottanta metri quadri scarsi al piano rialzato composto di tre stanze, neanche cinquanta per quello interrato con l’archivio e un bagno spartano (fino al 2010 non c’era acqua calda!). E ridotto era anche il personale: Vico, ovviamente, e il geometra Franco Montella, suo storico e straordinario assistente. Diceva Magistretti: “Io ho scelto di fare l'architetto, non il manager. Vedi il mio studio: fa ridere. Ma ho progettato cose importanti”. Lo studio è divenuto uno studio-museo, dove conservazione, ricerca, valorizzazione, divulgazione e promozione dell’archivio e del suo lavoro di architetto e designer convivono e dialogano con elementi originali del luogo dove ha lavorato per oltre sessant’anni. Il suo è il linguaggio estetico della semplicità e dell’intuitività, di cui sono pregni i suoi oggetti, trasformati dal tempo in “classici” del design contemporaneo con la grande responsabilità di aver contribuito a modernizzare il gusto dell’abitare.

Info

Quota: 20 euro (visita guidata, biglietto d'ingresso, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: mercoledì 23 settembre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Lo studio di Vico Magistretti permette di avvicinarsi alla storia del design italiano attraverso un luogo di lavoro rimasto legato alla quotidianità del progettista. Gli spazi ridotti, l’archivio, gli arredi e la memoria di oltre sessant’anni di attività raccontano un modo di progettare lontano dalla dimensione aziendale e fondato sulla continuità tra architettura, oggetto e abitare.

Uno studio dentro una storia familiare

Magistretti lavorò per tutta la vita nell’edificio all’angolo tra via Conservatorio e via Bellini, progettato nel 1933 dal padre Pier Giulio. Il luogo unisce quindi storia familiare e professionale, mostrando come lo spazio di lavoro sia diventato parte integrante della biografia dell’architetto.

Pochi metri quadrati, molti progetti

Lo studio era sorprendentemente piccolo: poche stanze al piano rialzato e l’archivio nel seminterrato. Questa dimensione raccolta è coerente con l’idea, ricordata dallo stesso Magistretti, di voler essere prima di tutto architetto e progettista, non manager di una grande struttura.

Lo studio-museo

La trasformazione in studio-museo ha conservato il rapporto tra documenti, ambienti originali e memoria del lavoro. Non si tratta quindi soltanto di esporre oggetti, ma di mantenere leggibile il contesto nel quale idee, disegni e progetti venivano elaborati.

Archivio, ricerca e divulgazione

Conservazione e valorizzazione dell’archivio convivono con attività di ricerca e divulgazione. La documentazione permette di seguire il processo progettuale e di comprendere come architettura e design siano stati affrontati da Magistretti come aspetti complementari dello stesso problema: il modo di abitare.

Semplicità e intuitività

Il linguaggio di Magistretti viene associato a semplicità e intuitività. Molti oggetti sono diventati nel tempo classici del design contemporaneo proprio perché capaci di coniugare chiarezza d’uso, riconoscibilità formale e attenzione alla vita quotidiana.


LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2026, ORE 15,30

LE CHIESE DI SAN GIUSEPPE E DI SANTA MARIA DEL CARMINE

Una bomboniera barocca e una chiesa aristocratica

Milano, San Giuseppe e Santa Maria del Carmine

La chiesa di San Giuseppe in via Verdi, capolavoro di Francesco Maria Richini, il maggior architetto milanese del Seicento, con la sua planimetria basata sulla fusione di due piante centrali, fu di rottura rispetto all'accademismo manierista prevalente allora, ed è considerata una pietra miliare nella storia dell'architettura e costituisce l’esempio massimo del barocco milanese, modulato con particolare cura dei dettagli, dato anche l’esiguo spazio disponibile. Rappresenta a Milano una delle pochissime testimonianze superstiti dell'architettura religiosa del Richino, alla cui sopravvivenza - al di là delle distruzioni belliche - ha nuociuto a lungo la scarsa considerazione critica nei confronti dell'architettura lombarda del Seicento. La chiesa di Santa Maria del Carmine nacque come "chiesa nobile", accanto al Castello. Pur con i guasti arrecati dai rifacimenti e dai completamenti, la chiesa si presenta nella convincente pienezza del suo fascino, con i tesori che custodisce.

Visita guidata a cura di Enrico Venturelli.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, offerte chiese, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: lunedì 28 settembre 2026, ore 15,30

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

San Giuseppe e Santa Maria del Carmine permettono di confrontare due modi differenti di costruire lo spazio sacro milanese. La prima concentra in dimensioni contenute la ricerca barocca di Francesco Maria Richini; la seconda conserva il carattere di una grande chiesa legata all’area aristocratica prossima al Castello. Insieme raccontano continuità e trasformazioni dell’architettura religiosa cittadina.

San Giuseppe e Francesco Maria Richini

La chiesa di San Giuseppe è uno dei riferimenti fondamentali per comprendere l’opera di Francesco Maria Richini. La soluzione planimetrica, costruita sulla fusione di due spazi centrali, supera gli schemi manieristi e crea una sequenza raccolta ma fortemente dinamica.

Un Barocco misurato

Lo spazio ridotto non limita l’ambizione del progetto: al contrario, obbliga a una particolare cura delle proporzioni e dei dettagli. San Giuseppe mostra così un Barocco milanese meno spettacolare di quello romano, ma capace di ottenere intensità attraverso ritmo, geometria e controllo dello spazio.

Santa Maria del Carmine, la “chiesa nobile”

La vicinanza al Castello contribuì al carattere aristocratico di Santa Maria del Carmine. Il suo ruolo storico e la monumentalità dell’edificio ne fecero un importante riferimento religioso per una parte centrale della città.

Trasformazioni e permanenze

Il Carmine è il risultato di una lunga storia di rifacimenti e completamenti. Proprio queste trasformazioni permettono di leggere la chiesa come un organismo stratificato, nel quale epoche diverse hanno lasciato segni senza cancellare del tutto l’impianto precedente.

Due idee di monumentalità

Il confronto tra le due chiese mette in evidenza due forme di monumentalità: quella concentrata e progettuale di San Giuseppe e quella più ampia, storica e stratificata del Carmine. È un modo efficace per osservare come Milano abbia declinato in forme differenti la propria architettura religiosa.


MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE 2026, ORE 15,30

TRIVULZIO, COTTOLENGO E RICOVERO INABILI AL LAVORO

Il volto generoso di Milano

Milano, Pio Albergo Trivulzio Milano, Ricovero per Inabili al Lavoro

Nella Milano sempre in corsa e sempre pronta a voltar pagina aprendosi al nuovo, sembra non esserci stato mai posto per i bisognosi. Eppure Milano è stata per vocazione una città molto generosa che ha saputo tendere la mano ai meno fortunati in tanti modi. Semi sconosciuti, oggi, per fedeltà a quel carattere riservato che è diventato un luogo comune tutto meneghino, questi luoghi sono disseminati in tante parti della città. Basta solo... guardarsi intorno! Partendo dalla sede nuova (1910) di quel Pio Albergo che prese il nome dal suo benefattore, il nobile Antonio Tolomeo Trivulzio, artefice nel tardo Settecento della prima istituzione caritatevole moderna e laica della città, si toccherà il Piccolo Cottolengo, avviato nel 1933 presso la vecchia Cascina Restocco, con l’Asilo, il Ricovero per ragazze orfane e per disabili, cui si aggiunsero la Casa del Mutilato e la Casa del Giovane Lavoratore. Si racconterà del Ricovero per Inabili al Lavoro che, nel 1929, l’architetto Broglio costruì per accogliere i poveri e offrir loro laboratori dove poter trovare un lavoro. Ma si accennerà anche alle Case per Sfollati costruite subito dopo la Guerra su via Caterina da Forlì e nel non lontano Villaggio Svizzero, così come delle case che la De Angeli Frua costruì per dare alloggi dignitosi ai propri dipendenti. Con un accenno anche all’Istituto di Rieducazione per i guariti da tubercolosi da riqualificare anche professionalmente.

Visita guidata a cura di Monica Torri.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: mercoledì 30 settembre 2026, ore 15,30

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

L’itinerario ricostruisce una Milano meno monumentale ma profondamente legata alla propria storia sociale. Ospizi, ricoveri, istituti, case per lavoratori e strutture nate per affrontare le emergenze mostrano come assistenza, lavoro e abitazione siano stati considerati, in epoche diverse, parti di uno stesso problema urbano. Il percorso rende visibile una rete di solidarietà spesso poco conosciuta.

Il Pio Albergo Trivulzio

Il Pio Albergo Trivulzio porta il nome di Antonio Tolomeo Trivulzio, ricordato come promotore di una moderna istituzione caritatevole laica. La sede del 1910 rappresenta il passaggio a una struttura pensata per rispondere in modo organizzato ai bisogni assistenziali di una città in crescita.

Il Piccolo Cottolengo

Il Piccolo Cottolengo, avviato nel 1933 presso la Cascina Restocco, riunì nel tempo funzioni diverse: accoglienza, assistenza e sostegno a persone fragili. La molteplicità delle strutture ricordate nel percorso mostra un’idea di cura estesa alle diverse fasi e condizioni della vita.

Il Ricovero per Inabili al Lavoro

Il Ricovero per Inabili al Lavoro, costruito nel 1929 dall’architetto Broglio, affiancava all’accoglienza la possibilità di svolgere attività nei laboratori. Assistenza e lavoro erano quindi pensati come strumenti complementari per restituire autonomia e dignità.

Abitare dopo la guerra

Le Case per Sfollati e il Villaggio Svizzero richiamano la necessità di dare rapidamente un alloggio a chi aveva perso la casa. La ricostruzione del dopoguerra fu anche un grande problema sociale e abitativo, affrontato con soluzioni spesso nate dall’emergenza.

Welfare, impresa e reinserimento

Le abitazioni della De Angeli Frua e l’Istituto di Rieducazione per i guariti da tubercolosi allargano il racconto al welfare legato al lavoro. Casa, salute e riqualificazione professionale compongono così un quadro nel quale la solidarietà milanese assume forme molto diverse.


MARTEDÌ 6 OTTOBRE 2026, ORE 15

BARONA (parte 2): NEL CUORE DELL'ANTICO QUARTIERE

Storia e Arte nell'antico villaggio della Barona

Milano, quartiere Barona (1953)

La Barona è uno dei quartieri storici del sud-ovest milanese, per lungo tempo caratterizzato da un volto rurale, fatto di cascine, orti e piccoli nuclei abitati ai margini della città. Già citata nel 973 d.C. come "vicus Baronis", la zona fece parte fino al 1873 del Comune dei Corpi Santi, l’ampia fascia di borghi e campagne che circondava Milano all’esterno della cerchia dei bastioni spagnoli e che contribuiva all’approvvigionamento alimentare della città. La visita porterà alla scoperta di alcuni luoghi significativi della sua storia e della sua identità, a partire dall’antica chiesa dei Santi Nazaro e Celso alla Barona, che conserva due importanti tele provenienti dalla Pinacoteca di Brera, una del Malosso, datata 1592, e l’altra attribuita a Ercole Procaccini, del 1660 circa. Il percorso proseguirà poi verso il maestoso santuario di Santa Rita, edificio di forte impatto, il cui interno è arricchito da una grande profusione di mosaici. Nel corso del Novecento l’espansione urbana ha progressivamente trasformato la Barona, riducendo gran parte della campagna e modificandone profondamente l’aspetto; tuttavia il quartiere ha saputo conservare una propria anima, restando ancora oggi una zona residenziale dalla forte identità locale e tra le più verdi di Milano.

Visita guidata a cura di Valeria Gerli.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, offerte chiese, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: martedì 6 ottobre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

La Barona conserva, dentro la città contemporanea, le tracce di un paesaggio molto più antico. Il nome documentato già nel X secolo, l’appartenenza ai Corpi Santi, le chiese e la memoria delle cascine raccontano un territorio rurale progressivamente assorbito dall’espansione urbana. Il percorso mette in relazione questa storia con il patrimonio artistico e con l’identità verde che il quartiere mantiene ancora oggi.

Il “vicus Baronis”

La citazione del 973 come “vicus Baronis” restituisce l’immagine di un insediamento antico, precedente alla formazione della periferia moderna. Il toponimo diventa quindi la prima traccia di una continuità storica che attraversa oltre un millennio.

La Barona e i Corpi Santi

Fino al 1873 la zona fece parte del Comune dei Corpi Santi, la cintura di borghi e campagne intorno alla Milano murata. Questo rapporto aiuta a comprendere la funzione agricola del territorio e il suo legame quotidiano con l’approvvigionamento della città.

Santi Nazaro e Celso

La chiesa dei Santi Nazaro e Celso alla Barona conserva opere che collegano un luogo periferico alla grande pittura lombarda. Le tele ricordate nel percorso, riferite al Malosso e a Ercole Procaccini, mostrano come anche le chiese di borgo custodissero testimonianze artistiche di rilievo.

Il santuario di Santa Rita

Il santuario di Santa Rita introduce una stagione completamente diversa. La monumentalità dell’edificio e la ricchezza dei mosaici testimoniano il nuovo volto assunto dalla Barona nel Novecento, quando il quartiere rurale divenne parte della città in espansione.

Dalla campagna al quartiere verde

L’urbanizzazione ha ridotto cascine, orti e campi, ma non ha cancellato del tutto il rapporto con il verde. La Barona contemporanea conserva una forte identità locale e un carattere residenziale nel quale sopravvivono spazi aperti e memorie del paesaggio precedente.


MERCOLEDÌ 7 OTTOBRE 2026, ORE 15

MOSTRA: “ARNALDO POMODORO. UNA VITA”

L’avventura creativa di un Maestro del Novecento

Milano, Mostra Arnaldo Pomodoro alle Gallerie d'Italia

La mostra, allestita alle Gallerie d'Italia, è il racconto di una vita, di un viaggio artistico durato oltre sessant’anni, dal fermento degli esordi alla metà degli anni Cinquanta fino alle più recenti sperimentazioni degli anni Duemila. Grazie a un nucleo antologico di circa quarantacinque opere provenienti dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e di Fondazione Arnaldo Pomodoro, la visita guidata ci farà ripercorrere, decennio dopo decennio, le tappe più significative dell’avventura creativa e poetica di Pomodoro.

Visita guidata a cura di Alberto Marchesini.

Info

Quota: 23 euro (visita guidata, biglietto di ingresso, radiocuffie). Ingresso gratuito con Abbonamento Musei Lombardia. Disdette senza penali consentite entro 15 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: mercoledì 7 ottobre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

La mostra “Arnaldo Pomodoro. Una vita” propone una lettura biografica dell’opera attraverso oltre sessant’anni di attività. Il percorso, costruito in successione cronologica, consente di osservare come la ricerca dell’artista si sia trasformata dagli esordi della metà degli anni Cinquanta alle sperimentazioni più recenti, mettendo in relazione opere provenienti dalle collezioni di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Arnaldo Pomodoro.

Gli esordi negli anni Cinquanta

Il punto di partenza è il fermento della metà degli anni Cinquanta, momento nel quale prende forma il percorso artistico di Pomodoro. Osservare le opere iniziali in rapporto a quelle successive permette di riconoscere continuità, cambiamenti e progressiva maturazione della ricerca.

Un racconto per decenni

Il percorso di visita, decennio dopo decennio, trasforma la visita in una vera biografia per immagini. Le opere non sono presentate come episodi isolati, ma come tappe di un processo lungo nel quale ogni fase dialoga con quelle precedenti.

Circa quarantacinque opere

Il nucleo antologico di circa quarantacinque opere offre una selezione abbastanza ampia da restituire la durata della ricerca senza perdere la leggibilità del percorso. La mostra invita quindi a cogliere le opere come parti di una storia complessiva.

Due collezioni in dialogo

La presenza di lavori provenienti dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e dalla Fondazione Arnaldo Pomodoro mette in dialogo patrimoni differenti, riuniti per ricostruire le principali tappe dell’avventura creativa dell’artista.

Una vita come chiave di lettura

Il titolo della mostra suggerisce la chiave interpretativa fondamentale: seguire una vita attraverso le opere. La successione cronologica permette di osservare non soltanto il risultato finale, ma la persistenza della sperimentazione nel corso di oltre sei decenni.


MERCOLEDÌ 14 OTTOBRE 2026, ORE 15

MOSTRA: "DALÍ E LA MODA"

Moda e Arte si intrecciano nel genio creativo e rivoluzionario di Salvador Dalí

Milano, Mostra Dalí e la moda a Palazzo Reale

La visita guidata alla mostra “Dalí e la moda”, allestita a Palazzo Reale, sarà l’occasione per scoprire un aspetto meno noto ma fondamentale dell’universo creativo di Salvador Dalí: il suo rapporto con la moda, intesa non come semplice ambito decorativo, ma come terreno di sperimentazione, provocazione e invenzione visiva. L’esposizione, realizzata con la collaborazione e il sostegno di prestigiose istituzioni museali internazionali, esplora gli aspetti più intimi e intensi del processo creativo dell’artista, mettendo in luce il continuo dialogo tra arte, corpo, abito, oggetto e immaginario surrealista. Dalí seppe infatti trasformare ogni linguaggio in occasione di meraviglia: pittura, design, fotografia, teatro, cinema e moda diventano parte di un’unica visione, capace di superare i confini tradizionali dell’opera d’arte. Attraverso un percorso che restituisce la complessità e l’eclettismo del suo genio, la mostra permette di comprendere come anche la moda abbia accompagnato tutte le fasi della sua carriera, dalle celebri collaborazioni con Elsa Schiaparelli fino alle più sorprendenti contaminazioni tra eleganza, ironia e sogno. Una visita per avvicinarsi a un Dalí meno consueto, ma altrettanto rivoluzionario, e per cogliere la straordinaria modernità di un artista che ha fatto della metamorfosi il cuore stesso della propria poetica.

Visita guidata a cura di Alberto Marchesini.

Info

Quota: 28 euro (visita guidata, biglietto d'ingresso, prevendita, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 15 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: mercoledì 14 ottobre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Il rapporto tra Salvador Dalí e la moda apre una prospettiva particolarmente efficace per comprendere la natura trasversale del Surrealismo. Abito, corpo, oggetto e immagine diventano elementi dello stesso laboratorio creativo, nel quale pittura, fotografia, cinema, teatro e design superano continuamente i propri confini. La moda appare così come uno dei territori privilegiati della metamorfosi daliniana.

La moda come linguaggio artistico

Per Dalí la moda non è un semplice complemento decorativo. Diventa un campo nel quale sperimentare forme, identità e percezioni, trasformando l’abito in un oggetto capace di produrre sorpresa e di mettere in discussione le convenzioni.

Dal corpo all’oggetto

Il dialogo tra corpo, abito e oggetto è centrale per comprendere l’approccio dell’artista. La figura umana non è più separata da ciò che indossa o dagli oggetti che la circondano: tutto può diventare parte di una stessa invenzione visiva.

Le collaborazioni con Elsa Schiaparelli

Le celebri collaborazioni con Elsa Schiaparelli mostrano in modo esemplare l’incontro tra alta moda e immaginario surrealista. L’ironia, lo spiazzamento e il gusto per l’inatteso trasformano il vestito in una superficie sulla quale arte e vita quotidiana si contaminano.

Un artista tra molti linguaggi

Pittura, design, fotografia, teatro e cinema partecipano alla stessa visione. La mostra consente di leggere questa pluralità non come dispersione, ma come caratteristica essenziale di un artista che cercava continuamente nuovi mezzi per dare forma al proprio immaginario.

Metamorfosi, eleganza e sogno

La metamorfosi è uno dei fili conduttori più efficaci per avvicinarsi a Dalí. Nella moda, più che altrove, il corpo può cambiare identità attraverso forme, materiali e simboli: eleganza, ironia e sogno diventano così strumenti di trasformazione.


GIOVEDÌ 15 OTTOBRE 2026, ORE 15

IL QUARTIERE DEL VIGENTINO E LE SUE CHIESE

Antico e moderno nello storico borgo rurale

Milano, chiesa di Santa Maria Assunta in Vigentino Milano, chiesa Madonna di Fatima in Vigentino

Il Vigentino è una località rurale di antica origine posta nella periferia meridionale della città. Nel XIII sec., secondo il Liber notitiae sanctorum Mediolani, la località apparteneva alla pieve di Locate e aveva una chiesa dedicata alla Madonna. Nel 1923, invece, con l'unione al comune di Milano, la parrocchia è diventata una prepositura cittadina. Nel 1962, a seguito dello sviluppo demografico, su progetto dell'architetto Enrico Lenti, fu eretta la nuova maestosa chiesa della Madonna di Fatima, dominata all'interno da un grandioso mosaico del pittore Augusto Ranocchi. La vetusta chiesa di Santa Maria Assunta venne quindi trasformata in santuario mariano del Vigentino. Fondata forse in età carolingia, divenne nel 1162 un punto di aggregazione per i milanesi in fuga dalla città distrutta dal Barbarossa. Ricostruita a inizio Seicento, fu decorata con due imponenti cicli: i dipinti mariani del presbiterio, vicini al Figino; le tele e gli affreschi del Rosario del Cerano e collaboratori del calibro di Melchiorre Gherardini e Gerolamo Chignoli. L’ancona, gli affreschi, gli stucchi, gli arredi lignei, le pitture seicentesche sono le tappe di una stagione che nel Settecento prosegue con l’altare in marmi mischi e l’affresco di Giovanni Battista Sassi nel battistero. Un complesso quadrisecolare di arte e architettura, in massima parte ancora da scoprire.

Visita guidata a cura di Valeria Gerli.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, offerte chiese, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: giovedì 15 ottobre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Il Vigentino permette di seguire una storia religiosa e urbana che attraversa molti secoli. Dalla località rurale ricordata dalle fonti medievali alla crescita novecentesca, le due chiese principali raccontano momenti molto diversi: Santa Maria Assunta conserva una complessa stratificazione artistica, mentre la Madonna di Fatima testimonia l’espansione demografica della periferia nella seconda metà del Novecento.

Un borgo nella pieve di Locate

Nel XIII secolo il Vigentino apparteneva alla pieve di Locate ed era ricordato dal Liber notitiae sanctorum Mediolani. Il dato restituisce l’immagine di una comunità rurale inserita in una rete religiosa e territoriale molto diversa dalla Milano contemporanea.

Santa Maria Assunta e la memoria medievale

La chiesa di Santa Maria Assunta, forse di origine carolingia, è legata anche alla memoria del 1162, quando il territorio accolse milanesi in fuga dalla città distrutta dal Barbarossa. La sua storia intreccia quindi vicende locali e grandi eventi cittadini.

La stagione del Seicento

La ricostruzione di inizio Seicento aprì una stagione decorativa di grande interesse. Dipinti, affreschi, stucchi e arredi coinvolsero artisti come Cerano, Melchiorre Gherardini e Gerolamo Chignoli, costruendo un insieme nel quale pittura e architettura dialogano strettamente.

Il Settecento e la continuità del santuario

Nel Settecento la decorazione proseguì con l’altare in marmi mischi e con l’affresco di Giovanni Battista Sassi nel battistero. Il santuario appare così come un edificio continuamente aggiornato, nel quale ogni epoca ha aggiunto un nuovo livello.

La Madonna di Fatima e il quartiere moderno

Nel 1962 la crescita demografica portò alla costruzione della nuova chiesa della Madonna di Fatima, progettata da Enrico Lenti. Il grande mosaico di Augusto Ranocchi diventa il segno di una nuova comunità urbana, ormai pienamente inserita nella Milano del Novecento.


MERCOLEDÌ 21 OTTOBRE 2026, ORE 15

ECLETTISMO MILANESE

FANTASIE ARCHITETTONICHE NELLA MILANO DEL NOVECENTO

Milano, chiesa di San Benedetto Milano, chiesa del sacro Cuore dei Cappuccini

Annessa al Convento delle benedettine, la chiesa di San Benedetto (architetto monsignor Spirito Maria Chiappetta, 1921-24), si raccomanda per il portichetto laterale, divertente e divertita imitazione del gotico flamboyant francese. Tutto l'insieme, del resto, ha un 'sapore' un po' nordico, in contrasto con l'architettura eclettica, ma d'ispirazione nettamente italiana, del convento vero e proprio. Misticissimo caleidoscopio all'interno, cancellata del Mazzucotelli, il "più grande fabbro ferraio d'Europa". Fa parte di un cenobio di benedettine, per lo più nobili, a Milano dal 1892, con educandato per fanciulle di casta, ora normale scuola privata. Romanico un po' Liberty di Paolo Mezzanotte (autore del Palazzo della Borsa) è invece il Sacro Cuore dei Cappuccini (1905-11), inconsueta architettura eclettica religiosa in città. I graziosi motivi floreali che decorano la facciata, elegantissimi e di gusto mondano, fanno pensare più alla Belle époque che a un luogo di culto e sembrano presi in prestito dai palazzi di corso Monforte o di corso Venezia. Conserva all'interno vari ricordi del convento dei Cappuccini di Milano, reso famoso dalle pagine di Manzoni: un ciborio settecentesco sull'altare maggiore; una statua lignea della Vergine; una statua fittile sempre della Vergine, che fu portata nel Lazzaretto in occasione della peste del 1630.

Visita guidata a cura di Enrico Venturelli.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, offerte chiese, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: mercoledì 21 ottobre 2026, ore 15

Dove

Ritrovoviale Piave 2

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Le chiese di San Benedetto e del Sacro Cuore dei Cappuccini mostrano due diverse declinazioni dell’eclettismo religioso milanese del primo Novecento. In entrambi i casi il progetto guarda al passato senza copiarlo in modo archeologico: suggestioni gotiche, romaniche e Liberty vengono combinate per creare architetture moderne, capaci di evocare tradizioni storiche differenti e di inserirsi nella cultura figurativa della Belle Époque.

San Benedetto e il gusto neogotico

La chiesa di San Benedetto, progettata da monsignor Spirito Maria Chiappetta tra 1921 e 1924, si distingue per un linguaggio che richiama il gotico. Il portichetto laterale, ispirato al flamboyant francese, accentua il carattere nordico e volutamente evocativo del complesso.

Il convento e il contrasto degli stili

Accanto alla chiesa, il convento benedettino adotta un’ispirazione più nettamente italiana. Il contrasto tra le parti rende evidente il principio stesso dell’eclettismo: scegliere e combinare linguaggi storici differenti in funzione dell’effetto desiderato.

La cancellata di Mazzucotelli

La presenza della cancellata di Alessandro Mazzucotelli introduce nel complesso il tema del ferro battuto come arte decorativa. Il manufatto collega architettura e artigianato artistico, mostrando l’attenzione del primo Novecento per l’unità tra edificio e decorazione.

Il Sacro Cuore tra Romanico e Liberty

Il Sacro Cuore dei Cappuccini, progettato da Paolo Mezzanotte tra 1905 e 1911, combina richiami romanici e sensibilità Liberty. I motivi floreali della facciata avvicinano il luogo di culto alla raffinata cultura decorativa della Milano della Belle Époque.

Memorie dei Cappuccini e della Milano manzoniana

All’interno sono conservati ricordi del precedente convento dei Cappuccini, legato anche alla memoria letteraria di Manzoni. Il ciborio settecentesco e le immagini della Vergine creano un ponte tra il nuovo edificio e una storia religiosa più antica, segnata anche dalla peste del 1630.


GIOVEDÌ 22 OTTOBRE 2026, ORE 15

L’ELEGANZA DISCRETA DI UN QUARTIERE ALTOBORGHESE

Quattro passi lungo via XX Settembre

Milano, Villa Mondadori in via XX Settembre Milano, Villino Maria Luisa

Comincia con una monumentale tenaglia che elegantemente si inerpica a scavalcare i binari delle Nord e in poche centinaia di metri arriva là dove sorgeva il Bastione delle mura spagnole: è la via XX Settembre, viale alberato ed elegante di una Milano ottocentesca che trasuda storie di operosa imprenditoria lombarda. Da quando fu tracciata, come parte di un nuovissimo quartiere chic della città di fine Ottocento, vi eressero infatti le proprie raffinatissime dimore quei Frova che iniziarono come commercianti di legnami e finirono a produrre binari ferroviari. Vi abitava Hoepli, l’editore svizzero che fece fortuna non lontano da Duomo, e anche Pasquale Crespi, fratello del più noto Cristoforo, industriale tessile. E poi vi presero casa i Falck. E pure i Borletti, cui appartenne il grande Linificio e Canapificio Nazionale, ma anche, in tempi più recenti, la Rinascente. Tutti testimoni di un’epoca di fulgore, che oggi condividono la medesima quiete nelle tombe del Cimitero Monumentale. Una passeggiata zigzagando per la via ne raccoglie i fasti, raccontando di torrette e logge fantasiose, di villini perduti e mosaici colorati, divagando fra la memoria di una chiesa antica qui ricomposta e quel collegio femminile di inizio Novecento che sorveglia il quartiere.

Visita guidata a cura di Monica Torri.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: giovedì 22 ottobre 2026, ore 15

Dove

Ritrovovia Ariosto 16

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Via XX Settembre racconta la Milano alto-borghese di fine Ottocento attraverso urbanistica, architettura e biografie imprenditoriali. Il viale collega idealmente la città delle mura spagnole alla nuova espansione oltre il centro, mentre ville, palazzi e dettagli decorativi ricordano famiglie che parteciparono alla crescita industriale, editoriale e commerciale della città.

Dal Bastione alla nuova città

Il tracciato di via XX Settembre conduce verso il luogo dove sorgeva il Bastione delle mura spagnole. Il rapporto tra il vecchio limite urbano e il nuovo quartiere mostra con immediatezza come Milano abbia trasformato i propri margini in spazi residenziali di prestigio.

Un quartiere per la nuova borghesia

Alla fine dell’Ottocento l’area divenne un quartiere elegante, destinato a una borghesia imprenditoriale in forte ascesa. La qualità delle dimore e l’impianto alberato del viale traducono nello spazio urbano il desiderio di rappresentazione di una nuova classe dirigente.

Frova, Hoepli e Crespi

Le storie dei Frova, di Ulrico Hoepli e di Pasquale Crespi collegano il quartiere al commercio, all’editoria e all’industria. Le abitazioni diventano così punti di partenza per raccontare non soltanto architettura, ma anche la rete economica che stava trasformando Milano.

Falck e Borletti

Anche le famiglie Falck e Borletti rimandano alla grande stagione industriale milanese. Il Linificio e Canapificio Nazionale e, più tardi, la Rinascente ricordano come industria e commercio abbiano contribuito alla costruzione dell’identità moderna della città.

Torrette, logge e mosaici

Il fascino della passeggiata sta nei dettagli: torrette, logge, mosaici, villini scomparsi e architetture nate per distinguersi. A questi elementi si aggiungono la memoria di una chiesa ricomposta e di un collegio femminile, che ampliano il racconto oltre la sola dimensione residenziale.


MARTEDÌ 27 OTTOBRE 2026, ORE 15

PALAZZO CLERICI e i colori del tiepolo

Fasto nobiliare e meraviglia barocca nel cuore di Milano

Milano, Palazzo Clerici Milano, Palazzo Clerici

Palazzo Clerici sorge in quella che nel Seicento era detta "Contrada del prestino dei Bossi" e si elevava in un tessuto urbano fatto di piccole case. Apparteneva a una delle più antiche casate storiche milanesi, la famiglia Visconti dei Consignori di Somma. Nella seconda metà del Seicento, la proprietà fu ceduta ai Clerici, famiglia originaria del lago di Como dove avevano fatto fortuna con il commercio della seta e con attività bancarie. Nel Settecento, durante il passaggio dal barocco al neoclassico, Milano visse un'epoca di splendore edilizio. La dominazione austriaca teneva in gran considerazione la nobiltà locale, a cui spesso affidò il governo interno del Ducato e i Clerici ne approfittarono per consolidare la propria influenza. Segno tangibile di prestigio, Palazzo Clerici divenne una delle dimore settecentesche più lussuose e fastose di Milano. Le trasformazioni più consistenti nel palazzo si devono all'iniziativa di Giorgio Antonio Clerici, il membro più illustre della casata, che nel 1741 affidò a Giambattista Tiepolo l'incarico di decorare la volta della galleria di rappresentanza del Palazzo, la cosiddetta Galleria del Tiepolo. Il risultato fu uno degli affreschi più straordinari del Settecento europeo: un'immensa composizione allegorica in cui il Carro del Sole attraversa un cielo popolato di divinità, figure mitologiche e personificazioni dei quattro continenti, avvolti in una luce cangiante che dissolve i confini tra architettura e spazio celeste.

Visita guidata a cura di Valeria Gerli.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, radiocuffie). L'ingresso a Palazzo Clerici è gratuito. Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: martedì 27 ottobre 2026, ore 15

Dove

Ritrovovia Clerici 5

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Palazzo Clerici è uno dei luoghi nei quali il Settecento milanese esprime con maggiore evidenza il rapporto tra ricchezza privata, prestigio sociale e cultura figurativa. La storia della famiglia, cresciuta grazie al commercio della seta e alle attività bancarie, culmina nella trasformazione della dimora e nella commissione a Giambattista Tiepolo della grande galleria di rappresentanza.

Dalla Contrada dei Bossi ai Clerici

Il palazzo sorge nella zona un tempo chiamata Contrada del prestino dei Bossi. Prima dell’arrivo dei Clerici apparteneva ai Visconti dei Consignori di Somma: il passaggio di proprietà introduce una nuova famiglia in ascesa nel cuore della Milano aristocratica.

Seta, banca e ascesa sociale

Originari del lago di Como, i Clerici costruirono la propria fortuna con il commercio della seta e le attività bancarie. La ricchezza economica divenne progressivamente prestigio politico e sociale, trovando nel palazzo la propria espressione più visibile.

La Milano austriaca del Settecento

Durante la dominazione austriaca la nobiltà locale mantenne un ruolo importante nel governo del Ducato. In questo clima il palazzo fu trasformato in una dimora di grande fasto, espressione di una società nella quale rappresentanza e potere passavano anche attraverso gli interni domestici.

Giorgio Antonio Clerici e Tiepolo

Nel 1741 Giorgio Antonio Clerici affidò a Giambattista Tiepolo la decorazione della volta della galleria. La commissione colloca il palazzo all’interno della grande cultura figurativa europea e trasforma uno spazio di rappresentanza in un manifesto di prestigio familiare.

Il Carro del Sole e i quattro continenti

Nella Galleria del Tiepolo il Carro del Sole attraversa un cielo popolato da divinità, personificazioni e figure dei quattro continenti. La luce e il movimento dissolvono il limite tra superficie dipinta e architettura, creando una scenografia che amplia illusionisticamente lo spazio reale.


MERCOLEDÌ 4 NOVEMBRE 2026, ORE 15

Maioliche, porcellane e ceramiche d’arte AL CASTELLO SFORZESCO

La bellezza fragile della ceramica tra arte e vita quotidiana

Collezione ceramiche del castello Sforzesco, ceramica Loretz Gio Ponti, ciotola Leonia (1925)

La visita guidata alla collezione di ceramiche del Castello Sforzesco conduce alla scoperta di uno dei nuclei più affascinanti del Museo delle Arti Decorative, dove oggetti nati per l’uso, il decoro e la rappresentanza raccontano secoli di gusto, abilità artigianale e raffinatezza artistica. Tra maioliche, porcellane, ceramiche graffite e manufatti d’uso, il percorso permette di osservare da vicino la straordinaria varietà di forme, colori e tecniche che hanno caratterizzato la produzione italiana ed europea dal Rinascimento al Novecento. Particolare attenzione sarà dedicata alle manifatture lombarde, con le maioliche di Milano e Lodi, ma anche ai rapporti con altri importanti centri produttivi, in un dialogo continuo tra arte, moda, commercio e vita domestica. Piatti, vasi, servizi da tavola e oggetti ornamentali diventano così testimonianze preziose non solo della storia della ceramica, ma anche dei modi di abitare, ricevere, collezionare e rappresentarsi nelle diverse epoche. Il percorso consentirà anche di comprendere meglio la differenza tra ceramica, maiolica e porcellana, distinguendo materiali, tecniche di cottura, smalti e decorazioni. Non mancherà uno sguardo al Novecento, con il rinnovamento delle arti decorative e il dialogo tra artigianato, industria e design, rappresentato anche da importanti produzioni Richard Ginori legate alla direzione artistica di Gio Ponti. Una visita per scoprire come materiali apparentemente fragili possano custodire una memoria ricchissima, fatta di bellezza, tecnica, cultura e vita quotidiana.

Visita guidata a cura di Enrico Venturelli.

Info

Quota: 25 euro intero, euro 20 over 65, euro 15 con Abbonamento Musei Lombardia (visita guidata, biglietto d'ingresso, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 15 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: mercoledì 4 novembre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

La collezione del Castello Sforzesco permette di leggere la ceramica come punto d’incontro tra arte, tecnica e vita quotidiana. Oggetti destinati alla tavola, alla decorazione o alla rappresentanza documentano il mutare del gusto dal Rinascimento al Novecento e consentono di confrontare materiali, procedimenti produttivi e tradizioni manifatturiere italiane ed europee.

Ceramica, maiolica e porcellana

La visita chiarisce innanzitutto una distinzione fondamentale: ceramica è il termine generale per i manufatti ottenuti dalla cottura dell’argilla, mentre maiolica e porcellana indicano produzioni con caratteristiche tecniche e materiche differenti. Imparare a riconoscerle permette di leggere gli oggetti con maggiore consapevolezza.

Milano e Lodi

Le maioliche di Milano e Lodi costituiscono un riferimento importante per comprendere la produzione lombarda. Forme, decorazioni e colori mostrano come le manifatture locali dialogassero con il gusto delle diverse epoche e con una committenza attenta alla qualità degli oggetti domestici.

Oggetti d’uso e oggetti di rappresentanza

Piatti, vasi e servizi da tavola non sono soltanto contenitori: raccontano modi di abitare, ricevere e rappresentarsi. La ceramica permette quindi di ricostruire aspetti della vita quotidiana che spesso sfuggono alle arti monumentali.

Dal Rinascimento al Novecento

La lunga cronologia della raccolta consente di osservare come tecniche e decorazioni cambino nel tempo. Il passaggio dal Rinascimento al Novecento rende evidente il continuo rapporto tra tradizione artigianale, commercio, moda e nuove esigenze della produzione.

Gio Ponti e il dialogo con l’industria

Il Novecento introduce il rapporto tra arti decorative, industria e design. Le produzioni Richard Ginori legate alla direzione artistica di Gio Ponti mostrano come una manifattura storica possa rinnovarsi attraverso un linguaggio moderno, senza perdere il valore della qualità artigianale.


GIOVEDÌ 5 NOVEMBRE 2026, ore 15

MOSTRA: "ETRUSCHI E VENETI. ACQUE, CULTI E SANTUARI"

Tra scambi, rituali e civiltà dell’acqua

Fondazione Rovati, mostra Etruschi e Veneti

Etruschi e Veneti hanno storicamente condiviso strettissime e durature relazioni commerciali e culturali, favorite dai contatti lungo le vie terrestri e fluviali dell’Italia antica. Sempre in profonda e prolungata vicinanza, il mondo etrusco esercitò una significativa influenza sulla cultura dei Veneti antichi, che hanno saputo trarre frutto dallo scambio facendo tuttavia un’attenta selezione nell’accogliere materiali, mode, influssi, selezionandoli e rielaborandoli in forme originali, con una propria sensibilità. Tra le due civiltà emergono così profondi parallelismi ma anche evidenti differenze, che la mostra allestita alla Fondazione Rovati invita a scoprire attraverso reperti, testimonianze archeologiche e nuove acquisizioni di studio. Al centro del percorso si pone l’acqua, elemento vitale e simbolico, legato alla vita quotidiana, agli scambi, ai paesaggi sacri e alle pratiche cultuali. Fiumi, sorgenti e santuari diventano così luoghi privilegiati per comprendere il rapporto tra uomo, natura e divinità, offrendo un’occasione preziosa per avvicinarsi a due civiltà affascinanti, unite dal dialogo ma distinte nella propria identità culturale.

Visita guidata a cura di Valeria Gerli.

Info

Quota: 31 euro intero, 27 euro over 65, 15 euro con Abbonamento Musei Lombardia (visita guidata, biglietto d'ingresso, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 15 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: giovedì 5 novembre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Il confronto tra Etruschi e Veneti permette di osservare come le culture dell’Italia antica fossero connesse da reti di scambio senza perdere la propria identità. La mostra concentra l’attenzione sul ruolo dell’acqua, elemento insieme concreto e simbolico: vie fluviali, sorgenti e luoghi sacri diventano lo sfondo nel quale riconoscere contatti commerciali, pratiche cultuali e differenti modalità di rielaborazione culturale.

Due civiltà in relazione

Etruschi e Veneti antichi mantennero rapporti commerciali e culturali duraturi. Le vie terrestri e fluviali favorirono la circolazione di oggetti, modelli e idee, creando un’area di contatto nella quale l’influenza reciproca non significò mai semplice uniformità.

Accogliere e trasformare

La cultura veneta non ricevette passivamente gli influssi etruschi: li selezionò e rielaborò secondo una propria sensibilità. Questo processo è particolarmente interessante perché mostra come gli scambi culturali producano somiglianze, ma anche nuove forme originali.

L’acqua come via di comunicazione

Fiumi e percorsi d’acqua furono innanzitutto vie di movimento e di scambio. Seguire il tema dell’acqua permette quindi di ricostruire una geografia di relazioni che collegava comunità diverse e rendeva possibile la circolazione di merci e pratiche.

Sorgenti, culti e santuari

L’acqua possedeva anche un forte valore sacro e simbolico. Sorgenti e santuari diventano luoghi privilegiati per osservare il rapporto tra comunità, paesaggio e divinità, collegando la dimensione naturale a quella rituale.

Somiglianze e differenze

Il percorso mette in evidenza parallelismi e differenze tra le due civiltà. È proprio il confronto a rendere più leggibili le rispettive identità: ciò che viene condiviso mostra la rete dei contatti, mentre ciò che resta distinto rivela scelte culturali specifiche.


GIOVEDÌ 26 NOVEMBRE 2026, ORE 15

MOSTRA: "MATISSE. IL MONDO IN UNA STANZA"

Colori, viaggi e suggestioni lontane nell’universo creativo del maestro francese

Mudec, mostra su Matisse

La mostra Matisse. Il mondo in una stanza, allestita al Mudec di Milano, conduce alla scoperta di uno degli artisti più innovativi del Novecento, capace di trasformare il colore, la linea e la decorazione in un linguaggio di straordinaria libertà espressiva. Il percorso mette in luce il rapporto profondo tra Henri Matisse e le culture incontrate attraverso studi, viaggi, collezioni e suggestioni provenienti da mondi diversi: dall’arte africana al mondo islamico, dalla Russia al Pacifico, fino alla Cina. Oggetti, tessuti, forme ornamentali e memorie visive entrano idealmente nella “stanza” dell’artista, non come semplici citazioni esotiche, ma come elementi vivi di un processo creativo capace di rinnovare dall’interno l’arte moderna. Attraverso dipinti, opere su carta e sculture, la mostra permette di osservare come Matisse abbia saputo costruire un universo intimo e insieme aperto al mondo, dove ogni immagine diventa spazio di incontro tra culture, sensibilità e forme. Una visita per comprendere non solo la bellezza luminosa della sua arte, ma anche la complessità del suo sguardo, sospeso tra interiorità, viaggio e modernità.

Visita guidata a cura di Alberto Marchesini.

Info

Quota: 30 euro (visita guidata, biglietto di ingresso, prevendita, noleggio radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 15 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: giovedì 26 novembre 2026, ore 15

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

“Il mondo in una stanza” sintetizza bene il modo in cui Henri Matisse trasformò suggestioni provenienti da culture diverse in un linguaggio profondamente personale. Viaggi, oggetti, tessuti e immagini non sono presentati come semplici citazioni esotiche, ma come materiali visivi capaci di entrare nello spazio dell’artista e di alimentare una ricerca fondata su colore, linea, decorazione e libertà compositiva.

Colore, linea e decorazione

Matisse costruisce il proprio linguaggio attraverso un uso libero di colore, linea e decorazione. Questi elementi non servono soltanto a descrivere la realtà, ma diventano autonomi e organizzano lo spazio dell’opera secondo equilibri nuovi.

Un orizzonte culturale molto ampio

Il percorso richiama suggestioni provenienti dall’arte africana, dal mondo islamico, dalla Russia, dal Pacifico e dalla Cina. La varietà di questi riferimenti mostra quanto l’immaginario dell’artista fosse aperto a forme nate fuori dalla tradizione europea.

Oggetti e tessuti come strumenti creativi

Oggetti, tessuti e motivi ornamentali entrano nell’atelier e diventano parte del processo creativo. Non sono semplicemente modelli da copiare: modificano il modo di costruire superfici, interni e rapporti tra figura e sfondo.

La stanza come spazio mentale

La “stanza” del titolo può essere letta come luogo fisico ma anche come spazio mentale. L’interno domestico si apre idealmente al mondo e raccoglie memorie di viaggi, collezioni e incontri, trasformandoli in una dimensione intima.

Dipinti, opere su carta e sculture

Il confronto tra dipinti, opere su carta e sculture permette di seguire la stessa ricerca attraverso tecniche differenti. Cambiano i materiali, ma resta centrale la volontà di semplificare la forma e di costruire un’immagine capace di unire esperienza personale e modernità.




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