VISITE GUIDATE

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Itinerari e visite guidate in giornata


SABATO 29 AGOSTO 2026

ARMONIE DEL LAGO: MONTE ISOLA E L’ELEGANZA DELL’ACCADEMIA TADINI

Un viaggio tra la quiete del lago e la bellezza dell’arte

Monte Isola Lovere, Accademia Tadini Canova all'Accademia Tadini

MONTE ISOLA, la più grande isola lacustre d’Europa, un luogo dove il tempo sembra scorrere più lentamente e la natura si fonde con la vita quotidiana. Qui non circolano automobili: il silenzio è interrotto solo dal suono dell’acqua e dai ritmi semplici di un borgo che ha conservato intatte le sue tradizioni. Durante la nostra visita attraverseremo piccoli centri come Peschiera Maraglio e Carzano, tra case colorate, reti da pesca e scorci suggestivi sul lago. Un’isola autentica, dove la vita è ancora legata alla pesca e all’artigianato, in particolare alla produzione delle reti. Passeggiando tra le sue stradine, potremo cogliere l’essenza di un territorio che ha saputo preservare la propria identità restando uno dei luoghi più affascinanti della Lombardia. A LOVERE visitiamo l'Accademia Tadini: uno dei musei più eleganti e significativi del Lago d’Iseo, affacciato direttamente sulle sue acque. Fondata nell’Ottocento per volontà del conte Luigi Tadini, l’accademia nasce come luogo dedicato all’arte, allo studio e alla memoria. Gli ambienti conservano ancora oggi l’atmosfera di una dimora nobiliare, dove ogni sala racconta il gusto e la sensibilità culturale del suo fondatore. Il cuore della collezione è rappresentato dalle opere di Antonio Canova, tra cui spicca la celebre Stele Tadini, capolavoro del neoclassicismo, accanto a dipinti, sculture e arredi che spaziano dal Rinascimento all’Ottocento, con autori quali Jacopo Bellini, Giandomenico Tiepolo, Paris Bordon, Bernardino Campi, Jacopo Palma il Giovane, Angelo Morbelli, Francesco Hayez e molti altri. Durante la visita potremo ammirare non solo opere d’arte di grande valore, ma anche un allestimento raffinato che dialoga con la luce e il paesaggio del lago, creando un’esperienza armoniosa tra arte e natura. L’Accademia è quindi non solo un museo, ma un luogo di cultura e bellezza, dove il tempo sembra sospeso e l’arte si offre allo sguardo in tutta la sua eleganza.

Visite guidate a cura di Alessandra Piccinelli.

Info

Quota: 100 euro (pullman, visite guidate, biglietto d'ingresso, biglietto battello A/R, radiocuffie). Pranzo libero a Lovere. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: sabato 29 agosto 2026, partenza ore 7,30

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Questo itinerario mette in dialogo due forme diverse di patrimonio del Lago d’Iseo: da una parte la cultura materiale e quotidiana di Monte Isola, costruita per secoli intorno all’acqua, alla pesca e all’artigianato; dall’altra la raffinata esperienza collezionistica dell’Accademia Tadini di Lovere, nata all’inizio dell’Ottocento dalla volontà di Luigi Tadini di trasformare una raccolta privata in un luogo aperto allo studio, alle arti e alla formazione.

Peschiera Maraglio e la civiltà del lago

A Peschiera Maraglio il rapporto con il Sebino è evidente nella forma stessa del borgo, nei piccoli approdi e nelle testimonianze della pesca tradizionale. Le barche in legno, le reti e i sistemi di conservazione del pesce raccontano un’economia sviluppata direttamente sulle risorse del lago. La tradizione dell’essiccazione delle sardine e di altri pesci, un tempo necessaria per conservarli, è divenuta nel tempo uno dei segni più riconoscibili della cultura gastronomica dell’isola.

Carzano e i borghi dell’isola

Il percorso verso Carzano permette di osservare un paesaggio costruito su una scala raccolta: antiche case di pescatori, stretti porticcioli, vicoli e percorsi che seguono la linea della costa. L’assenza del traffico automobilistico privato ha contribuito a conservare una percezione particolare dello spazio insulare, dove le distanze vengono ancora vissute soprattutto a piedi, in bicicletta o attraverso i collegamenti sull’acqua.

Reti, barche e saperi artigianali

Monte Isola ha sviluppato nei secoli competenze specializzate legate alla pesca. La fabbricazione delle reti e la costruzione delle tradizionali imbarcazioni hanno creato un patrimonio di tecniche trasmesse tra generazioni. Nel Museo della Tradizione e lungo i percorsi tematici dell’isola questi mestieri sono raccontati attraverso utensili, fotografie e oggetti, mostrando come attività nate per le necessità locali abbiano assunto nel tempo una dimensione produttiva più ampia.

Luigi Tadini e un museo dell’Ottocento

Sulla sponda opposta del lago, l’Accademia Tadini nasce da un progetto culturale completamente diverso. Luigi Tadini fece costruire a Lovere un palazzo destinato a ospitare le proprie raccolte e una fondazione dedicata alle arti e all’educazione. Dipinti, sculture, porcellane, reperti naturalistici, libri e oggetti testimoniano l’idea ottocentesca di una cultura capace di mettere in relazione discipline differenti, mantenendo ancora oggi l’atmosfera di una collezione storica.

Canova, Faustino Tadini e la memoria

Il nucleo più celebre della raccolta è legato ad Antonio Canova e al rapporto personale che unì lo scultore alla famiglia Tadini. La Stele Tadini, scolpita tra il 1819 e il 1821, fu concepita in memoria di Faustino, figlio di Luigi Tadini scomparso prematuramente. Accanto alla stele, il bozzetto in terracotta della Religione, le incisioni e la corrispondenza documentano un legame culturale e umano eccezionale. Il passaggio da Monte Isola all’Accademia permette così di confrontare la memoria collettiva di una comunità lacustre con la memoria privata trasformata in opera d’arte.


SABATO 12 SETTEMBRE 2026

GENOVA E I PALAZZI DEI ROLLI

Residenze nobiliari che raccontano il potere e la grandezza della Superba nel suo secolo d’oro

I palazzi dei Rolli a Genova I palazzi dei Rolli a Genova

Un itinerario per scoprire il fascino dei Palazzi dei Rolli, uno dei più straordinari sistemi di accoglienza pubblica dell’età moderna, nati nella Genova dei secoli XVI e XVII e oggi riconosciuti Patrimonio UNESCO. Si tratta di magnifiche dimore nobiliari, inserite in appositi elenchi (“rolli”), destinate a ospitare dignitari e visitatori illustri in visita alla Repubblica. Iniziamo il nostro percorso con due magnifici palazzi. Palazzo Nicolosio Lomellino, uno dei più spettacolari Palazzi di Strada Nuova, colpisce già dall’esterno per la straordinaria facciata decorata a stucchi. All'interno, scenografici spazi di rappresentanza, affreschi e suggestivi affacci interni, fino allo scenografico giardino segreto, articolato su più livelli, con ninfei, statue e giochi prospettici che sorprendono il visitatore nel cuore della città. Palazzo Tobia Pallavicino, costruito per un ricco banchiere al servizio della corona spagnola, è celebre per i suoi straordinari affreschi manieristi che arrivano a "fondere" pareti, volta, arredi e decorazioni in un sofisticata scenografia. La visita ai due palazzi permetterà di entrare nel cuore della Genova aristocratica del '500-'600, quando la città, ricchissima e cosmopolita, trasformò le proprie dimore nobiliari in straordinari scenari di rappresentanza, tra architetture eleganti, facciate scenografiche, cortili, decorazioni e memorie familiari, per comprendere come Genova seppe raccontare la propria potenza economica e politica anche attraverso la bellezza dei suoi palazzi.

Visite guidate a cura di Michela Ceccarini.

Info

Quota: 90 euro (pullman, visite guidate, biglietti d'ingresso ai palazzi, radiocuffie). Pranzo libero a Genova. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: sabato 12 settembre 2026, partenza ore 7,30

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Tra la metà del Cinquecento e i primi decenni del Seicento Genova raggiunse una posizione di assoluto rilievo nello scenario europeo. Grazie alle attività mercantili, finanziarie e armatoriali, le grandi famiglie genovesi accumularono immense ricchezze e stabilirono solidi rapporti con le principali corti del continente. I banchieri della Repubblica finanziavano in particolare la monarchia spagnola, sostenendone le imprese militari e amministrando complessi movimenti di denaro tra la penisola iberica, le Fiandre e l’Italia. Questo periodo, passato alla storia come il “secolo dei Genovesi”, trasformò profondamente il volto della città e favorì la costruzione di residenze capaci di manifestare il prestigio e l’influenza dei loro proprietari.

Strada Nuova e il sistema dei Rolli

Il cuore di questa trasformazione urbana fu Strada Nuova, l’attuale via Garibaldi, aperta dalla metà del Cinquecento e fiancheggiata dai palazzi monumentali delle famiglie più potenti della Repubblica. Nonostante lo spazio limitato e il terreno scosceso, gli architetti realizzarono edifici spettacolari, organizzati attraverso cortili, scaloni, logge, terrazze e giardini disposti su quote differenti. In questo contesto nacque il sistema dei Rolli: elenchi ufficiali delle dimore nobiliari idonee a ricevere gli ospiti di Stato. Genova, priva di un palazzo reale, affidava così alle famiglie aristocratiche l’accoglienza di ambasciatori, principi, cardinali e altre personalità, trasformando le dimore patrizie in strumenti di rappresentanza collettiva della prosperità cittadina.

Palazzo Nicolosio Lomellino

Palazzo Nicolosio Lomellino è uno degli esempi più originali di questa stagione. Costruito nella seconda metà del Cinquecento, si distingue per la ricca facciata decorata a stucco, animata da figure, mascheroni, elementi vegetali e motivi fantastici. Superato il portale, atrio, cortile e ambienti interni formano una sequenza prospettica che conduce verso il sorprendente giardino retrostante, ricavato sul pendio con terrazze, grotte artificiali, ninfei, vasche e statue. Gli interni conservano testimonianze di differenti fasi decorative, tra cui importanti affreschi legati alle vicende di Cristoforo Colombo, tema che richiama la vocazione marittima di Genova e la sua proiezione internazionale.

Palazzo Tobia Pallavicino

Palazzo Tobia Pallavicino, oggi noto anche come Palazzo Carrega-Cataldi, fu fatto costruire intorno alla metà del Cinquecento da Tobia Pallavicino, esponente di una delle famiglie più ricche della città. Il progetto originario è attribuito a Giovanni Battista Castello, detto il Bergamasco. Affreschi manieristi, grottesche, stucchi, rilievi e superfici dipinte creano una scenografia continua, nella quale architettura e decorazione sembrano fondersi. Nel Settecento il palazzo fu ampliato e trasformato dalla famiglia Carrega: a questa fase appartiene la celebre Galleria Dorata di Lorenzo De Ferrari, dove specchi, stucchi dorati, dipinti e arredi compongono un ambiente luminoso e teatrale destinato alla rappresentanza.

Due palazzi, due secoli di gusto

Il confronto tra i due palazzi permette di osservare l’evoluzione del gusto aristocratico genovese. Palazzo Nicolosio Lomellino conserva il carattere della grande architettura manierista, resa spettacolare dal dialogo tra facciata, cortile e giardino; Palazzo Tobia Pallavicino mostra invece come una dimora cinquecentesca potesse essere aggiornata secondo forme più luminose e teatrali. Questi palazzi non erano soltanto abitazioni: erano luoghi nei quali si amministravano patrimoni, si stringevano alleanze, si ricevevano ospiti illustri e si costruiva la memoria della casata.

La magnificenza come immagine della Repubblica

Attraversare i Palazzi dei Rolli significa entrare nella società della Genova moderna, una città raccolta tra mare e montagne ma al centro di una rete internazionale di commerci, credito e relazioni diplomatiche. La magnificenza delle dimore nobiliari non fu soltanto espressione privata della ricchezza di poche famiglie: divenne anche immagine pubblica della Repubblica. Facciate monumentali, atri, scaloni, saloni affrescati e giardini nascosti restituiscono ancora oggi la misura di una stagione nella quale Genova seppe tradurre la propria potenza economica in un linguaggio architettonico e artistico di eccezionale eleganza.


SABATO 26 SETTEMBRE 2026

TRA CHIESE AFFRESCATE E UTOPIE EUROPEE SUL LAGO MAGGIORE

Monte Verità ad Ascona, Pallanza e Punta della Castagnola

Monte Verità ad Ascona Madonna di Campagna a Pallanza L'oratorio di San Remigio a Pallanza

Il MONTE VERITÀ, sulle alture di Ascona, è uno dei luoghi più singolari della cultura europea del Novecento: una collina affacciata sul Lago Maggiore che divenne laboratorio di vita alternativa, arte, pensiero e spiritualità. All’inizio del secolo vi si stabilì una comunità ispirata al ritorno alla natura, al vegetarianismo, alla libertà del corpo e alla ricerca di nuovi modelli sociali; in seguito il luogo attirò artisti, scrittori, danzatori, filosofi e intellettuali, trasformandosi in un crocevia internazionale di idee. Oggi il Monte Verità conserva questa memoria attraverso il parco, gli edifici storici che racconta la straordinaria avventura umana e artistica di questa comunità che inseguiva l'utopia di un mondo migliore. Madonna di Campagna a Pallanza: sorta sul luogo di un edificio romanico più antico, di cui rimane il campanile medievale, è uno dei monumenti più significativi del Rinascimento sul Lago Maggiore. L’interno conserva un ricco patrimonio di affreschi, decorazioni e opere lignee, che raccontano il passaggio dalla semplicità medievale alla raffinatezza artistica del Cinquecento. La chiesa di San Remigio, alla Punta della Castagnola di Pallanza, è uno dei luoghi più suggestivi del Verbano, sospeso tra arte romanica, paesaggio e memoria religiosa. Sorta tra l’XI e il XII secolo in posizione panoramica sul Lago Maggiore, conserva l’aspetto raccolto degli antichi oratori medievali, con murature in pietra, forme essenziali e un’atmosfera appartata. All’interno, gli affreschi dell’abside raccontano la ricchezza spirituale e simbolica di questo piccolo monumento, che unisce la semplicità dell’architettura romanica alla forza evocativa del paesaggio lacustre.

Visite guidate a cura di Federica Mingozzi.

Info

Quota: 90 euro (pullman, visite guidate, biglietto d'ingresso, offerte chiese, radiocuffie). Pranzo libero a Pallanza. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: sabato 26 settembre 2026, partenza ore 8

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Il Lago Maggiore è stato per secoli una via di comunicazione e un luogo d’incontro tra culture diverse. L’itinerario unisce tre esperienze lontane nel tempo ma accomunate dalla ricerca di uno spazio ideale: il Monte Verità, laboratorio internazionale di nuove forme di vita e di arte; la chiesa rinascimentale di Madonna di Campagna; l’antico oratorio romanico di San Remigio, immerso nel paesaggio della Castagnola.

Monte Verità: la nascita di un’utopia

Intorno al 1900 il Monte Monescia sopra Ascona divenne il luogo scelto da un gruppo internazionale di riformatori della vita, tra cui Henri Oedenkoven, Ida Hofmann e i fratelli Gräser. La collina, ribattezzata Monte Verità, ospitò una comunità vegetariana che sperimentava nuovi rapporti con la natura, il corpo, il lavoro e la società. Le semplici costruzioni in legno e la vita all’aria aperta esprimevano il rifiuto delle convenzioni urbane e industriali e il desiderio di cercare una forma di esistenza più libera.

Arte, danza e avanguardie europee

La fama della colonia attirò progressivamente artisti, scrittori, filosofi e intellettuali provenienti da tutta Europa. Tra il 1913 e il 1918 Rudolf von Laban vi sviluppò una scuola d’arte e di danza alla quale furono legate figure come Mary Wigman; Ascona divenne inoltre un punto di riferimento per ambienti espressionisti e dadaisti. Negli anni successivi il barone Eduard von der Heydt trasformò ulteriormente il luogo, mantenendone la vocazione di crocevia tra culture e idee.

Madonna di Campagna: il Rinascimento sul lago

A Pallanza la chiesa di Madonna di Campagna rappresenta un passaggio fondamentale nella storia artistica locale. Il complesso conserva la memoria di una presenza religiosa più antica, testimoniata dal campanile medievale, ma l’edificio rinascimentale introduce un linguaggio architettonico più ampio e monumentale. Affreschi, decorazioni e opere lignee fanno dell’interno un insieme nel quale devozione e cultura figurativa del Cinquecento si intrecciano, rivelando la vitalità artistica delle terre del Verbano.

San Remigio e il Medioevo della Castagnola

L’oratorio di San Remigio, edificato tra l’XI e il XII secolo, conserva una struttura romanica a due navate concluse da absidi semicircolari. Gli affreschi appartengono a epoche diverse e comprendono testimonianze medievali di particolare interesse, tra cui immagini cristologiche e un ciclo legato ai mesi e alle attività dell’anno. La semplicità delle murature e la posizione panoramica contribuiscono a creare uno stretto rapporto tra architettura sacra e paesaggio.

Un lago tra spiritualità e modernità

Le tre tappe mostrano come lo stesso paesaggio possa generare esperienze culturali molto differenti. A San Remigio la natura incornicia una spiritualità medievale raccolta; a Madonna di Campagna accompagna la monumentalità e la ricchezza figurativa del Rinascimento; sul Monte Verità diventa invece il punto di partenza per una critica radicale alla società moderna. Il Lago Maggiore emerge così non soltanto come scenario naturale, ma come spazio nel quale comunità, artisti e credenti hanno proiettato nel tempo differenti idee di armonia.


SABATO 3 OTTOBRE 2026

CHERASCO E DOGLIANI, TRA BAROCCO E NEOGOTICO

Arte, storia e panorami nel cuore delle Langhe

Cherasco Dogliani

Nel cuore delle dolci colline delle Langhe sorge CHERASCO, una delle cittadine più affascinanti del Piemonte, ricca di storia, arte e tradizioni. Fondata nel XIII secolo, conserva ancora oggi il caratteristico impianto urbanistico medievale, con ampie vie rettilinee, eleganti palazzi nobiliari e numerose testimonianze del suo prestigioso passato. La visita guidata si snoda tra le suggestive strade del centro storico, alla scoperta di monumenti, chiese e dimore storiche che raccontano secoli di vicende politiche, culturali e religiose. Particolare interesse rivestono l'imponente Arco del Belvedere, simbolo della città, la splendida Chiesa di San Pietro, ricca di opere d'arte. Passeggiando sotto i portici e lungo le vie del borgo si potranno ammirare eleganti edifici barocchi, scorci panoramici sulle Langhe e testimonianze di una tradizione culturale che ha reso Cherasco celebre anche come città della pace, dei mercati dell'antiquariato e della gastronomia. Al centro delle Langhe, patrimonio UNESCO, DOGLIANI è una graziosa cittadina nota per il suo prestigioso vino Dogliani DOCG e per il ricco patrimonio storico e artistico. La visita guidata permetterà di scoprire il centro storico, tra eleganti piazze, antichi edifici e suggestivi scorci panoramici sulle colline circostanti. Particolare attenzione sarà dedicata alle opere dell'architetto Giovanni Battista Schellino, che hanno contribuito a caratterizzare l'aspetto della città, tra cui la monumentale Chiesa dei Santi Quirico e Paolo. Un piacevole percorso tra storia, arte e tradizioni, alla scoperta di uno dei borghi più autentici e affascinanti delle Langhe.

Visite guidate a cura di Valeria Primo.

Info

Quota: 95 euro (pullman, visite guidate, offerte chiese, radiocuffie). Pranzo libero a Cherasco. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: sabato 3 ottobre 2026, partenza ore 8

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Tra Cherasco e Dogliani si attraversano due modi differenti di costruire l’identità urbana delle Langhe. Cherasco conserva l’impronta di una città pianificata, segnata da importanti vicende diplomatiche e da un ricco patrimonio di palazzi e chiese; Dogliani lega invece il proprio volto ottocentesco alla personalità di Giovanni Battista Schellino, architetto capace di reinterpretare in forme originali linguaggi neoclassici e neogotici.

Cherasco, una città disegnata dalla storia

Fondata nel 1243, Cherasco conserva nel centro storico un impianto regolare, con vie ortogonali che organizzano lo spazio urbano e mettono in relazione palazzi, chiese e archi monumentali. La città fu più volte protagonista della grande storia europea: nel 1631 vi fu firmata la pace che pose fine alla guerra di successione del Monferrato e nel 1796 il suo nome tornò al centro delle vicende politiche con l’armistizio legato alla campagna italiana di Napoleone.

Tra Medioevo e Barocco

Il fascino di Cherasco nasce anche dalla compresenza di epoche diverse. La chiesa di San Pietro, antica quanto la città e caratterizzata dalla facciata romanica, dialoga con edifici barocchi, palazzi nobiliari e grandi archi settecenteschi. Questa sovrapposizione permette di leggere il centro storico come un vero archivio urbano, nel quale la crescita della città non ha cancellato le fasi precedenti ma le ha integrate in un insieme sorprendentemente coerente.

Dogliani tra Borgo e Castello

Dogliani conserva una struttura urbana articolata in due nuclei: il Borgo, sviluppato nel fondovalle, e il Castello, posto sull’altura e ancora caratterizzato da vicoli, percorsi e tracce dell’antica fisionomia fortificata. Questa doppia identità rende particolarmente evidente il rapporto tra la città e il paesaggio collinare delle Langhe, segnato dai vigneti e da una lunga continuità di insediamento.

Schellino e la nuova immagine di Dogliani

Nell’Ottocento Giovanni Battista Schellino contribuì in modo decisivo a trasformare il volto della cittadina. La parrocchiale dei Santi Quirico e Paolo, realizzata tra il 1859 e il 1886, è la sua opera più imponente: una grande architettura a croce greca, organizzata internamente da ventiquattro colonne e dominata dalla cupola. All’interno si conservano opere di epoche differenti, una Via Crucis di Gaetano Previati e un organo costruito dai fratelli Vittino.

Architettura e paesaggio delle Langhe

Il confronto tra le due località permette di osservare come il paesaggio delle Langhe non sia soltanto uno sfondo naturale o vitivinicolo. A Cherasco la forma urbana racconta secoli di storia politica e diplomatica; a Dogliani le architetture ottocentesche costruiscono una nuova scenografia per una comunità profondamente legata alle proprie colline. Il percorso intreccia quindi storia, arte e territorio, mostrando come città e campagna abbiano partecipato insieme alla definizione dell’identità piemontese.


SABATO 10 OTTOBRE 2026

ACQUI TERME E VILLA OTTOLENGHI

Tesori dell'Alto Monferrato

Acqui Terme Acqui Terme

ACQUI TERME può essere considerata un vero e proprio museo a cielo aperto ed è un’affascinante località termale già rinomata in epoca romana per le sue acque calde e benefiche, incastonata come un raro gioiello tra vigneti e paesaggi riconosciuti nel 2014 Patrimonio UNESCO, per la loro bellezza mozzafiato, nel territorio dell’Alto Monferrato, ricco di suggestioni ambientali, paesaggistiche, artistiche ed enogastronomiche. La città conserva ancora oggi il fascino di un luogo in cui l’acqua è stata, fin dall’antichità, elemento vitale e identitario: lo testimoniano gli imponenti resti dell’acquedotto romano, che si stagliano lungo il corso del fiume Bormida, e la celebre edicola marmorea della "Bollente", nel cuore del centro storico, da cui sgorga l’acqua termale che ha reso famosa Acqui nei secoli. Passeggiando tra piazze, vie e scorci urbani di grande suggestione, si incontrano testimonianze che raccontano la lunga storia della città, dal mondo romano al Medioevo, fino alle eleganti atmosfere ottocentesche legate alla sua vocazione termale, in un’invidiabile combinazione di benessere, arte, cultura, storia. Tra i monumenti più significativi la maestosa Cattedrale di Santa Maria Assunta, che custodisce il prezioso trittico di Bartolomé Bermejo e la suggestiva cripta romanica, uno degli ambienti più affascinanti del complesso. Sulle colline di Acqui Terme, VILLA OTTOLENGHI WEDEKIND (guide interne), straordinaria dimora del Novecento alla quale contribuirono architetti e artisti di primo piano, tra cui Marcello Piacentini, Arturo Martini, Fortunato Depero, Venanzo Crocetti e altri protagonisti della cultura artistica del tempo. La villa rappresenta un raro esempio di stretta collaborazione tra architetti, pittori, scultori e mecenati per dare vita alla creazione di una dimora padronale, non una semplice residenza, ma essa stessa un’autentica opera d’arte totale, concepita come luogo di bellezza e armonia, dove natura e creazione artistica si fondono in un insieme di grande fascino.

Visite guidate a cura di Federica Mingozzi.

Info

Quota: 95 euro (pullman, visite guidate, biglietto d'ingresso alla villa, offerta chiesa, radiocuffie). Pranzo libero ad Acqui Terme. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: sabato 10 ottobre 2026, partenza ore 8

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Ad Acqui Terme l’acqua, l’architettura e il paesaggio costruiscono un racconto che attraversa più di duemila anni. L’antica vocazione termale, già fondamentale in epoca romana, continua a segnare l’identità urbana attraverso la Bollente e le testimonianze archeologiche. Sulle colline, Villa Ottolenghi Wedekind rappresenta invece uno dei più interessanti esperimenti italiani del Novecento nel dialogo tra architettura, arti figurative, giardino e mecenatismo.

Aquae Statiellae e la città dell’acqua

La storia romana di Acqui è strettamente connessa alle sorgenti termali, che favorirono lo sviluppo di Aquae Statiellae. Gli imponenti resti dell’acquedotto ricordano l’importanza delle infrastrutture necessarie a governare l’acqua, mentre la presenza delle sorgenti calde ha continuato nei secoli a definire la vita e l’immagine della città. Il termalismo non è dunque un’aggiunta moderna, ma una componente strutturale dell’identità acquese.

La Bollente, simbolo urbano

Nel cuore del centro storico la sorgente della Bollente trasforma un fenomeno naturale in un vero monumento cittadino. L’edicola ottocentesca rende visibile e scenografica la presenza dell’acqua termale, stabilendo una continuità simbolica tra la città contemporanea e la sua storia antica. Intorno a questo punto si sviluppa un tessuto urbano nel quale convivono testimonianze medievali, edifici religiosi e atmosfere legate alla stagione termale moderna.

La Cattedrale e l’orizzonte europeo

La Cattedrale di Santa Maria Assunta testimonia il ruolo di Acqui anche come centro religioso e artistico. La cripta romanica conserva il carattere raccolto delle fasi medievali, mentre il trittico di Bartolomé Bermejo introduce nel percorso un’opera legata alla grande pittura iberica del Quattrocento. La presenza di un capolavoro di tale provenienza ricorda quanto le vie della devozione, del collezionismo e delle committenze artistiche superassero ampiamente i confini locali.

Villa Ottolenghi: un progetto lungo trent’anni

La storia della villa inizia nel 1923, quando Arturo Ottolenghi e Herta von Wedekind acquisirono una proprietà sulle colline di Monterosso. Il progetto, inizialmente affidato a Federico d’Amato e poi sviluppato da Marcello Piacentini, crebbe attraverso un lungo processo nel quale i proprietari coinvolsero artisti e progettisti di primo piano. La dimora divenne così l’espressione concreta di una visione culturale fondata sul dialogo fra le arti.

Una “opera d’arte totale” tra scultura e giardino

Arturo Martini, Fortunato Depero, Adolfo Wildt, Venanzo Crocetti, Ferruccio Ferrazzi e altri protagonisti del Novecento contribuirono al complesso con sculture, pitture e interventi decorativi. Anche il paesaggio fu progettato come parte integrante dell’esperienza, con il contributo di Pietro Porcinai. Villa, giardino, tempio, pergolati, studi e sculture formano quindi un sistema unitario nel quale ogni elemento è pensato in relazione agli altri: una concezione che trasforma la residenza privata in un laboratorio di mecenatismo e di cultura artistica.


SABATO 24 OTTOBRE 2026

SASSUOLO E SPEZZANO, NELLE TERRE DEGLI ESTE

Splendori ducali nel cuore del Modenese

Palazzo Ducale di Sassuolo Castello di Spezzano Castello di Spezzano, sala delle vedute

Un itinerario nel cuore del territorio modenese, dove la storia degli Este, l’eleganza dell’arte barocca e la tradizione della ceramica si intrecciano in un racconto ricco di fascino. SASSUOLO: città legata alla villeggiatura ducale e dominata dalla presenza scenografica del Palazzo Ducale, una delle più importanti residenze barocche dell’Italia settentrionale, trasformata a partire dal 1634 per volontà di Francesco I d’Este su progetto di Bartolomeo Avanzini. Accanto al palazzo, la chiesa palatina di San Francesco in Rocca conserva il carattere raffinato di un edificio sacro seicentesco legato direttamente alla corte estense, testimonia il gusto religioso, artistico e celebrativo della Sassuolo dei duchi. Il percorso prosegue nel centro storico, tra piazze e scorci urbani. La seconda parte dell’itinerario conduce al Castello di Spezzano, suggestiva dimora fortificata immersa nel paesaggio collinare di Fiorano Modenese. Il castello conserva ambienti di grande interesse, tra cui la corte rinascimentale e la Sala delle Vedute, arricchita da un importante ciclo di affreschi. Al suo interno ha sede anche il Museo della Ceramica, che racconta la lunga vocazione del territorio alla lavorazione dell’argilla, dal Neolitico fino alla nascita del moderno distretto ceramico modenese-reggiano.

Info

Quota: 95 euro (pullman, visite guidate, bigliettI d'ingresso, offerta chiesa, radiocuffie). Pranzo libero a Sassuolo. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: sabato 24 ottobre 2026, partenza ore 7,30

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Nel territorio modenese le residenze di Sassuolo e Spezzano raccontano due stagioni diverse del potere signorile. Il Palazzo Ducale di Sassuolo rappresenta la piena affermazione della corte estense e della cultura barocca; il Castello di Spezzano conserva invece la memoria dei Pio di Savoia e di una dimora rinascimentale nella quale il territorio stesso diventa soggetto della decorazione.

La “delizia” di Francesco I d’Este

Nel 1634 il duca Francesco I d’Este affidò a Bartolomeo Avanzini la trasformazione dell’antico castello di Sassuolo in una moderna residenza extraurbana. Il palazzo fu concepito come una vera delizia, luogo destinato alla villeggiatura, alla rappresentanza e alla vita di corte. L’architettura non rispondeva più alle esigenze di una fortezza, ma alla volontà di sorprendere gli ospiti attraverso ambienti cerimoniali, prospettive e apparati decorativi.

Il Barocco come spettacolo

Pitture murali, stucchi, sculture e fontane concorrono a costruire nel Palazzo Ducale un’esperienza unitaria. Gli spazi di rappresentanza trasformano il percorso del visitatore in una successione di immagini celebrative nelle quali il prestigio della dinastia estense viene espresso attraverso il linguaggio delle arti. Anche la vicina chiesa palatina di San Francesco in Rocca partecipava a questo sistema, collegando la dimensione religiosa alla vita della corte.

Spezzano: dalla rocca alla residenza

Il Castello di Spezzano, di origine medievale, fu trasformato dai Pio di Savoia a partire dal 1529 in una più confortevole residenza nobiliare. La corte porticata rinascimentale mostra chiaramente il passaggio dalla funzione militare a quella rappresentativa. Il castello mantenne tuttavia il legame con il territorio circostante, diventando il centro simbolico e amministrativo di un sistema di possessi e comunità.

La Sala delle Vedute: il territorio dipinto

Intorno al 1595-1596 Cesare Baglione decorò la grande Sala delle Vedute con un eccezionale ciclo di cinquantasei rappresentazioni di castelli, paesi e località appartenenti allo Stato dei Pio. Le immagini sono al tempo stesso pittura di paesaggio, documento storico e strumento di celebrazione politica. Le pareti trasformano il territorio governato dalla famiglia in una sorta di mappa monumentale, rendendo visibile il rapporto tra residenza e dominio.

Dalla ceramica antica al distretto contemporaneo

Oggi il Castello di Spezzano ospita anche il Museo della Ceramica, che amplia il racconto dalla storia signorile alla vocazione produttiva del territorio. La lavorazione dell’argilla viene documentata dalle testimonianze più antiche fino alla formazione del moderno distretto ceramico modenese-reggiano. In questo modo il castello diventa un punto di incontro tra arte, archeologia industriale e cultura materiale, collegando la storia delle élite alla storia del lavoro e dell’innovazione.


SABATO 7 NOVEMBRE 2026

CREMONA, ARMONIE D’ARTE

Liuteria, teatro e meraviglie del Rinascimento lombardo

Palazzo Mina Bolzesi a Cremona Teatro Amilcare Ponchielli a Cremona Chiesa di San Sigismondo a Cremona

Cremona, città universalmente legata alla grande tradizione della liuteria, custodisce un patrimonio artistico e musicale di straordinario fascino. L’itinerario conduce alla scoperta di alcuni luoghi emblematici della sua identità culturale, a partire da Palazzo Mina Bolzesi, elegante dimora nobiliare nel cuore della città, oggi sede dell’Academia Cremonensis, dove l’antica arte della costruzione degli strumenti ad arco continua a essere trasmessa attraverso studio, pratica e maestria artigianale. La visita permetterà di avvicinarsi al mondo della liuteria, fatto di legni preziosi, gesti sapienti, pazienza e ricerca della perfezione sonora. Il percorso proseguirà con il Teatro Amilcare Ponchielli, uno dei luoghi simbolo della vita musicale cremonese, erede di una lunga storia teatrale iniziata nel Settecento e rinnovata nell’Ottocento con la forma elegante del teatro all’italiana. Sale, palchi e palcoscenico raccontano il gusto, la socialità e la passione per lo spettacolo di una città da sempre profondamente legata alla musica. A completare l’itinerario sarà la Chiesa di San Sigismondo, prezioso scrigno del Rinascimento lombardo, sorta in un luogo legato alle nozze tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza. Il suo interno, riccamente decorato da alcuni tra i maggiori artisti del manierismo cremonese, offre uno spettacolo pittorico di grande armonia e intensità, tra affreschi, stucchi e memorie dinastiche. Un percorso che unisce arte, musica e storia, rivelando una Cremona raffinata e sorprendente.

Visite guidate a cura di Alessandra Piccinelli.

Info

Quota: 95 euro (pullman, visite guidate, biglietti d'ingresso, offerte chiese, radiocuffie). Pranzo libero a Cremona. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: sabato 7 novembre 2026, partenza ore 8

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A Cremona la musica non è soltanto una tradizione artistica, ma una componente profonda dell’identità cittadina. La liuteria, il teatro e il patrimonio figurativo rinascimentale raccontano una città nella quale arti diverse hanno continuato a incontrarsi. Il percorso tra Palazzo Mina Bolzesi, Teatro Ponchielli e San Sigismondo permette di osservare tre forme di trasmissione culturale: il sapere artigiano, lo spettacolo e la grande decorazione sacra.

La liuteria come patrimonio vivente

La costruzione tradizionale degli strumenti ad arco cremonesi è stata iscritta nel 2012 nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. La sua forza risiede nella trasmissione diretta delle conoscenze: scelta e stagionatura dei legni, costruzione sulla forma interna, lavorazione manuale delle singole parti e costante dialogo con i musicisti. Ogni strumento nasce da regole condivise ma richiede decisioni specifiche, perché materiali e risposta acustica non sono mai identici.

Palazzo Mina Bolzesi e la formazione del liutaio

La presenza dell’Academia Cremonensis in Palazzo Mina Bolzesi inserisce la visita in una tradizione ancora attiva. Osservare gli ambienti nei quali si studia la costruzione degli strumenti permette di comprendere quanto la liuteria dipenda dall’esercizio quotidiano, dalla precisione del gesto e dal rapporto tra esperienza individuale e insegnamento. Il palazzo diventa così un luogo nel quale il patrimonio storico della città si collega direttamente alla formazione contemporanea.

Il Teatro Ponchielli: due secoli e mezzo di spettacolo

La storia del Teatro Amilcare Ponchielli inizia nel 1747, quando un gruppo di nobili cremonesi decise di dotare la città di un vero edificio teatrale. Dopo ricostruzioni e trasformazioni, la forma sostanzialmente attuale risale al 1808. Platea, palchi, palco reale e palcoscenico non sono soltanto elementi architettonici, ma testimoniano il ruolo sociale del teatro all’italiana, luogo nel quale spettacolo, rappresentanza e vita pubblica si incontravano.

San Sigismondo e la pittura cremonese

La chiesa di San Sigismondo è strettamente legata alla memoria delle nozze tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, celebrate a Cremona nel 1441. La decorazione interna trasformò il complesso in uno dei luoghi più significativi della cultura figurativa cremonese del Cinquecento. Affreschi, pale d’altare, stucchi e il grande coro ligneo costruiscono un ambiente nel quale la devozione religiosa si unisce alla celebrazione dinastica e alla ricerca artistica.

Dal legno al suono, dalla pittura alla scena

Le tre tappe sono accomunate da un elemento: la trasformazione di una materia in esperienza. Il legno diventa strumento musicale attraverso il sapere del liutaio; lo spazio architettonico del teatro diventa spettacolo grazie alla musica e alla presenza del pubblico; le pareti di San Sigismondo diventano racconto attraverso pittura e decorazione. Cremona appare così come una città nella quale tecnica e bellezza non sono dimensioni separate, ma parti di una stessa cultura del fare.




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