SABATO 10 OTTOBRE 2026

ACQUI TERME E VILLA OTTOLENGHI

Tesori dell'Alto Monferrato

Acqui Terme Acqui Terme

ACQUI TERME può essere considerata un vero e proprio museo a cielo aperto ed è un’affascinante località termale già rinomata in epoca romana per le sue acque calde e benefiche, incastonata come un raro gioiello tra vigneti e paesaggi riconosciuti nel 2014 Patrimonio UNESCO, per la loro bellezza mozzafiato, nel territorio dell’Alto Monferrato, ricco di suggestioni ambientali, paesaggistiche, artistiche ed enogastronomiche. La città conserva ancora oggi il fascino di un luogo in cui l’acqua è stata, fin dall’antichità, elemento vitale e identitario: lo testimoniano gli imponenti resti dell’acquedotto romano, che si stagliano lungo il corso del fiume Bormida, e la celebre edicola marmorea della "Bollente", nel cuore del centro storico, da cui sgorga l’acqua termale che ha reso famosa Acqui nei secoli. Passeggiando tra piazze, vie e scorci urbani di grande suggestione, si incontrano testimonianze che raccontano la lunga storia della città, dal mondo romano al Medioevo, fino alle eleganti atmosfere ottocentesche legate alla sua vocazione termale, in un’invidiabile combinazione di benessere, arte, cultura, storia. Tra i monumenti più significativi la maestosa Cattedrale di Santa Maria Assunta, che custodisce il prezioso trittico di Bartolomé Bermejo e la suggestiva cripta romanica, uno degli ambienti più affascinanti del complesso. Sulle colline di Acqui Terme, VILLA OTTOLENGHI WEDEKIND (guide interne), straordinaria dimora del Novecento alla quale contribuirono architetti e artisti di primo piano, tra cui Marcello Piacentini, Arturo Martini, Fortunato Depero, Venanzo Crocetti e altri protagonisti della cultura artistica del tempo. La villa rappresenta un raro esempio di stretta collaborazione tra architetti, pittori, scultori e mecenati per dare vita alla creazione di una dimora padronale, non una semplice residenza, ma essa stessa un’autentica opera d’arte totale, concepita come luogo di bellezza e armonia, dove natura e creazione artistica si fondono in un insieme di grande fascino.

Visite guidate a cura di Federica Mingozzi.

Info

Quota: 95 euro (pullman, visite guidate, biglietto d'ingresso alla villa, offerta chiesa, radiocuffie). Pranzo libero ad Acqui Terme. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: sabato 10 ottobre 2026, partenza ore 8

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Ad Acqui Terme l’acqua, l’architettura e il paesaggio costruiscono un racconto che attraversa più di duemila anni. L’antica vocazione termale, già fondamentale in epoca romana, continua a segnare l’identità urbana attraverso la Bollente e le testimonianze archeologiche. Sulle colline, Villa Ottolenghi Wedekind rappresenta invece uno dei più interessanti esperimenti italiani del Novecento nel dialogo tra architettura, arti figurative, giardino e mecenatismo.

Aquae Statiellae e la città dell’acqua

La storia romana di Acqui è strettamente connessa alle sorgenti termali, che favorirono lo sviluppo di Aquae Statiellae. Gli imponenti resti dell’acquedotto ricordano l’importanza delle infrastrutture necessarie a governare l’acqua, mentre la presenza delle sorgenti calde ha continuato nei secoli a definire la vita e l’immagine della città. Il termalismo non è dunque un’aggiunta moderna, ma una componente strutturale dell’identità acquese.

La Bollente, simbolo urbano

Nel cuore del centro storico la sorgente della Bollente trasforma un fenomeno naturale in un vero monumento cittadino. L’edicola ottocentesca rende visibile e scenografica la presenza dell’acqua termale, stabilendo una continuità simbolica tra la città contemporanea e la sua storia antica. Intorno a questo punto si sviluppa un tessuto urbano nel quale convivono testimonianze medievali, edifici religiosi e atmosfere legate alla stagione termale moderna.

La Cattedrale e l’orizzonte europeo

La Cattedrale di Santa Maria Assunta testimonia il ruolo di Acqui anche come centro religioso e artistico. La cripta romanica conserva il carattere raccolto delle fasi medievali, mentre il trittico di Bartolomé Bermejo introduce nel percorso un’opera legata alla grande pittura iberica del Quattrocento. La presenza di un capolavoro di tale provenienza ricorda quanto le vie della devozione, del collezionismo e delle committenze artistiche superassero ampiamente i confini locali.

Villa Ottolenghi: un progetto lungo trent’anni

La storia della villa inizia nel 1923, quando Arturo Ottolenghi e Herta von Wedekind acquisirono una proprietà sulle colline di Monterosso. Il progetto, inizialmente affidato a Federico d’Amato e poi sviluppato da Marcello Piacentini, crebbe attraverso un lungo processo nel quale i proprietari coinvolsero artisti e progettisti di primo piano. La dimora divenne così l’espressione concreta di una visione culturale fondata sul dialogo fra le arti.

Una “opera d’arte totale” tra scultura e giardino

Arturo Martini, Fortunato Depero, Adolfo Wildt, Venanzo Crocetti, Ferruccio Ferrazzi e altri protagonisti del Novecento contribuirono al complesso con sculture, pitture e interventi decorativi. Anche il paesaggio fu progettato come parte integrante dell’esperienza, con il contributo di Pietro Porcinai. Villa, giardino, tempio, pergolati, studi e sculture formano quindi un sistema unitario nel quale ogni elemento è pensato in relazione agli altri: una concezione che trasforma la residenza privata in un laboratorio di mecenatismo e di cultura artistica.




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