Monte Verità: la nascita di un’utopia
Intorno al 1900 il Monte Monescia sopra Ascona divenne il luogo scelto da un gruppo internazionale di riformatori della vita, tra cui Henri Oedenkoven, Ida Hofmann e i fratelli Gräser. La collina, ribattezzata Monte Verità, ospitò una comunità vegetariana che sperimentava nuovi rapporti con la natura, il corpo, il lavoro e la società. Le semplici costruzioni in legno e la vita all’aria aperta esprimevano il rifiuto delle convenzioni urbane e industriali e il desiderio di cercare una forma di esistenza più libera.
Arte, danza e avanguardie europee
La fama della colonia attirò progressivamente artisti, scrittori, filosofi e intellettuali provenienti da tutta Europa. Tra il 1913 e il 1918 Rudolf von Laban vi sviluppò una scuola d’arte e di danza alla quale furono legate figure come Mary Wigman; Ascona divenne inoltre un punto di riferimento per ambienti espressionisti e dadaisti. Negli anni successivi il barone Eduard von der Heydt trasformò ulteriormente il luogo, mantenendone la vocazione di crocevia tra culture e idee.
Madonna di Campagna: il Rinascimento sul lago
A Pallanza la chiesa di Madonna di Campagna rappresenta un passaggio fondamentale nella storia artistica locale. Il complesso conserva la memoria di una presenza religiosa più antica, testimoniata dal campanile medievale, ma l’edificio rinascimentale introduce un linguaggio architettonico più ampio e monumentale. Affreschi, decorazioni e opere lignee fanno dell’interno un insieme nel quale devozione e cultura figurativa del Cinquecento si intrecciano, rivelando la vitalità artistica delle terre del Verbano.
San Remigio e il Medioevo della Castagnola
L’oratorio di San Remigio, edificato tra l’XI e il XII secolo, conserva una struttura romanica a due navate concluse da absidi semicircolari. Gli affreschi appartengono a epoche diverse e comprendono testimonianze medievali di particolare interesse, tra cui immagini cristologiche e un ciclo legato ai mesi e alle attività dell’anno. La semplicità delle murature e la posizione panoramica contribuiscono a creare uno stretto rapporto tra architettura sacra e paesaggio.
Un lago tra spiritualità e modernità
Le tre tappe mostrano come lo stesso paesaggio possa generare esperienze culturali molto differenti. A San Remigio la natura incornicia una spiritualità medievale raccolta; a Madonna di Campagna accompagna la monumentalità e la ricchezza figurativa del Rinascimento; sul Monte Verità diventa invece il punto di partenza per una critica radicale alla società moderna. Il Lago Maggiore emerge così non soltanto come scenario naturale, ma come spazio nel quale comunità, artisti e credenti hanno proiettato nel tempo differenti idee di armonia.
IL MONTE VERITÀ AD ASCONA
La storia del Monte Verità, la collina che domina Ascona e il Lago Maggiore, è una delle vicende più singolari della cultura europea tra la fine dell’Ottocento e il Novecento, perché in questo luogo relativamente appartato si incontrarono aspirazioni spirituali, riforme sociali, sperimentazioni artistiche, ricerca di nuovi rapporti con la natura e critica alla società industriale. Già nel 1889 il politico e teosofo locarnese Alfredo Pioda, insieme a Franz Hartmann e alla contessa Constance Wachtmeister, aveva immaginato sulla collina allora chiamata Monte Monescia la fondazione di una comunità teosofica laica denominata Fraternitas, anticipando quella vocazione utopica che avrebbe caratterizzato il luogo pochi anni dopo. La svolta decisiva avvenne nel 1900, quando Henri Oedenkoven, figlio di un industriale di Anversa, la pianista e femminista Ida Hofmann e i fratelli Karl e Arthur, detto Gusto, Gräser scelsero la collina per dare vita a una comunità ispirata alla ricerca di un’esistenza più libera, naturale e autentica. Il Monte Monescia venne ribattezzato Monte Verità e divenne il laboratorio di una forma di vita che intendeva prendere le distanze tanto dalle convenzioni borghesi quanto dai ritmi e dai valori della civiltà industriale. I membri della colonia coltivavano direttamente la terra, seguivano un’alimentazione vegetariana basata soprattutto su frutta e verdura, praticavano bagni di sole e d’aria, adottavano abiti semplici e cercavano un rapporto immediato con il paesaggio, attribuendo al corpo, alla salute e alla natura un significato che era insieme fisico, morale e spirituale. Le prime abitazioni riflettevano coerentemente questi ideali: erano costruzioni essenziali, spesso in legno, pensate per favorire luce, aria e contatto con l’ambiente circostante. Fra esse acquistò un valore emblematico Casa Anatta, realizzata da Oedenkoven come abitazione e luogo di rappresentanza della comunità, con grandi finestre, ambienti flessibili e una terrazza destinata anche ai bagni di sole; l’edificio sarebbe diventato in seguito uno dei simboli architettonici dell’intera esperienza del Monte Verità. La colonia non rimase tuttavia un esperimento isolato. La fama di questo piccolo mondo alternativo si diffuse rapidamente e Ascona cominciò ad attirare riformatori della vita, anarchici, pacifisti, teosofi, psicoanalisti, scrittori, artisti e intellettuali provenienti da diversi paesi europei. Il medico e anarchico Raphael Friedeberg contribuì a fare della zona un punto di incontro per personalità legate al pensiero libertario e socialista, mentre figure come Erich Mühsam e Otto Gross videro in Ascona e nel Monte Verità la possibilità di immaginare nuove forme di organizzazione sociale e di emancipazione individuale. La collina divenne così uno spazio di confronto nel quale convivevano idee anche molto differenti, unite tuttavia dal rifiuto delle rigidità della società contemporanea e dalla convinzione che fosse possibile sperimentare nuovi modi di vivere. Una delle stagioni più fertili si aprì fra il 1913 e il 1918, quando il coreografo e teorico della danza Rudolf von Laban creò sul Monte Verità una scuola d’arte nella quale il movimento corporeo, la musica e la danza erano considerati strumenti di espressione e trasformazione personale. Attorno a Laban si formarono artiste destinate a svolgere un ruolo fondamentale nella nascita della danza moderna europea, fra cui Mary Wigman, Katja Wulff e Suzanne Perrottet. Le esperienze coreutiche sviluppate sulla collina rompevano con le convenzioni accademiche, liberando il gesto da schemi prestabiliti e cercando un rapporto diretto fra corpo, ritmo, spazio e natura; proprio per questo il Monte Verità occupa un posto significativo anche nella storia della danza del Novecento. Durante gli anni della Prima guerra mondiale, mentre la Svizzera neutrale accoglieva numerosi intellettuali e artisti emigrati, Ascona consolidò ulteriormente la propria fama di rifugio e crocevia culturale. Vi passarono o soggiornarono personalità appartenenti alle avanguardie artistiche, all’espressionismo e al dadaismo, fra cui Marianne von Werefkin, Alexej von Jawlensky, Arthur Segal, Hugo Ball, Hans Arp e Hans Richter, mentre anche Hermann Hesse fu attratto dall’atmosfera culturale e spirituale della regione. In questo intreccio di esperienze il Monte Verità cessò progressivamente di essere soltanto una colonia vegetariana per diventare un simbolo più ampio della ricerca di alternative alla cultura dominante. Nel 1920 i fondatori lasciarono il luogo, ma la storia della collina proseguì attraverso nuove esperienze artistiche e comunitarie. Un cambiamento decisivo avvenne nel 1926, quando il Monte Verità fu acquistato dal banchiere e collezionista tedesco Eduard von der Heydt. La sua presenza trasformò profondamente il sito senza cancellarne il carattere internazionale: von der Heydt vi portò il proprio interesse per l’arte europea, asiatica e africana e fece della collina un luogo di incontro per ospiti provenienti dal mondo della cultura, dell’arte e della società internazionale. A questa fase appartiene anche uno degli edifici più importanti del complesso, l’Hotel Monte Verità, costruito nel 1927 su progetto dell’architetto Emil Fahrenkamp secondo un linguaggio razionale vicino al Bauhaus. L’architettura moderna entrò così in dialogo con le più semplici costruzioni della colonia originaria e il Monte Verità divenne un punto di riferimento anche per esponenti dell’avanguardia architettonica e artistica, frequentato da personalità legate al Bauhaus come Josef Albers, Marcel Breuer, Oskar Schlemmer e altri protagonisti della cultura moderna. Alla morte di von der Heydt, nel 1964, la proprietà passò alla Repubblica e Cantone Ticino, secondo la volontà del barone che il luogo continuasse a essere destinato a manifestazioni culturali di particolare importanza. La memoria delle origini, tuttavia, acquistò una nuova centralità soprattutto nel 1978, quando il grande curatore svizzero Harald Szeemann realizzò la mostra Monte Verità. Le mammelle della verità, un progetto vasto e innovativo che ricostruiva la sorprendente rete di movimenti, personaggi, utopie e sperimentazioni legate alla collina e alla regione di Ascona. L’esposizione contribuì in maniera decisiva alla riscoperta internazionale del Monte Verità e venne successivamente presentata anche in importanti musei europei. Nel 1981 Casa Anatta fu aperta come museo dedicato alla storia del luogo, mentre negli anni successivi furono progressivamente valorizzati altri edifici storici, fra cui Casa Selma e la Casa dei Russi. Nel 1989 il Cantone Ticino affidò la proprietà alla Fondazione Monte Verità, sviluppando il sito come centro culturale, congressuale e seminariale in collaborazione con il Politecnico federale di Zurigo e proseguendo così, in forme contemporanee, la vocazione internazionale della collina. Dopo importanti interventi di restauro, nel 2017 Casa Anatta ha riaperto al pubblico con il riallestimento della storica esposizione di Szeemann e con nuovi percorsi dedicati alla complessa eredità del Monte Verità. Oggi il luogo conserva quindi molte delle tracce materiali delle sue diverse stagioni: le abitazioni della comunità vegetariana, gli edifici legati alle pratiche naturiste, l’architettura moderna dell’epoca di von der Heydt, il parco e gli spazi museali permettono di leggere più di un secolo di storia europea attraverso un unico paesaggio. La forza del Monte Verità risiede proprio nella difficoltà di ridurlo a una sola definizione: fu colonia di riformatori della vita, sanatorio, laboratorio spirituale, luogo di sperimentazione sociale, centro della danza moderna, rifugio di artisti e intellettuali, spazio d’incontro fra avanguardie e culture diverse e infine museo della propria stessa utopia. La collina sopra Ascona continua così a raccontare una stagione nella quale la ricerca di un rapporto diverso con il corpo, la natura, l’arte e la società non rimase soltanto un’idea teorica, ma cercò di trasformarsi concretamente in un modo nuovo di abitare e di vivere.