Itinerari e visite guidate in giornata


DOMENICA 27 DICEMBRE 2026

ISOLE DI LUCE 2026-2027

Un Cantico d'acqua e luce: itinerario poetico tra il Golfo Borromeo del Lago Maggiore e il Lago d'Orta

Isole di Luce 2026-2027: installazioni luminose sul Lago Maggiore e sul Lago d'Orta Isole di Luce 2026-2027: seconda immagine delle illuminazioni artistiche

Quest'anno l'iniziativa ISOLE DI LUCE estenderà il suo abbraccio trasformandosi in un grande itinerario d'arte che unirà in un unico racconto di luce le comunità della terraferma, muovendosi tra il Lago Maggiore e il Lago d'Orta. Il borgo di Orta San Giulio accoglierà il progetto “Borghi di luce”. In Piazza Motta la facciata dell’ex Albergo Orta si vestirà di suggestioni francescane, mentre gli edifici ad est ospiteranno la Natività. A completare la cornice, un albero vivo di 5 metri davanti al Palazzotto e l'incanto dell'Isola di San Giulio illuminata. A Baveno, nel complesso dei SS. Gervasio e Protaso, tra atmosfere diffuse create da toni ambrati e toni dedicati al granito rosa, l'installazione “Madre Terra generatrice” vedrà la facciata romanica trasformarsi attraverso un suggestivo videomapping. Dalle parole del Cantico nella roccia affiorerà l'immagine giottesca del Presepe di Greccio, per poi aprirsi a un'evocativa metamorfosi visiva: la pietra si farà materia viva, svelando i bagliori dei cristalli di Baveno e una rigogliosa fioritura.

Visita guidata a cura di Federica Mingozzi.

Info

Quota: 80 euro (pullman, visite guidate, offerta chiesa, radiocuffie). Partenza da Baveno intorno alle ore 19,30 per Milano. Disdette senza penali entro 15 gg.; oltre tale data limite, la quota dovrà essere interamente corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: domenica 27 dicembre 2026, partenza ore 14

RICHIESTA INFORMAZIONI/PRENOTAZIONE

Il paesaggio dei due laghi custodisce un patrimonio storico che accompagna la suggestione delle installazioni luminose. Le forme dei borghi, le testimonianze del culto e la secolare lavorazione della pietra raccontano come la natura abbia influenzato l'arte e l'identità di queste comunità. Alcuni dettagli aiutano a leggere i luoghi anche oltre lo spettacolo della luce.

Il Palazzotto e l'autogoverno della Riviera

Il Palazzotto della Comunità di Orta, affacciato su Piazza Motta, nacque nel 1582 come sede del Consiglio Generale della Riviera. Più che un semplice edificio pubblico, rappresentava l'autonomia amministrativa delle comunità locali nell'ambito del feudo vescovile. La struttura ricorda i broletti comunali: un portico al piano terreno, un'ampia sala per le riunioni al piano superiore e una scala esterna. Le facciate conservano stemmi dei vescovi di Novara e un'immagine allegorica della Giustizia, con spada e bilancia, a testimonianza della funzione civile del palazzo.

San Giulio tra leggenda e storia

Secondo una tradizione antica, san Giulio raggiunse l'isola stendendo il mantello sulle acque e scacciò i draghi che la infestavano, prima di fondarvi la sua centesima chiesa. Dietro il racconto leggendario emerge una storia complessa: l'isola fu un importante centro religioso, ma anche una posizione strategica contesa durante gli scontri medievali. La basilica romanica, riedificata e trasformata nei secoli, conserva tracce di questa stratificazione. Il suo prezioso pulpito scolpito nel marmo nero è una testimonianza di particolare rilievo dell'arte romanica.

Orta e il Sacro Monte di san Francesco

Sul colle che domina il borgo sorge il Sacro Monte di Orta, uno dei nove Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia riconosciuti dall'UNESCO nel 2003. Le cappelle, realizzate fra la fine del Cinquecento e il Settecento, narrano episodi della vita di san Francesco attraverso affreschi e gruppi scultorei in terracotta. L'alternanza tra architetture, bosco e vedute sul lago trasforma il percorso devozionale in un racconto all'aperto. La presenza di questo complesso aiuta a comprendere il profondo legame tra il paesaggio di Orta e l'immaginario francescano evocato dall'iniziativa.

La piazza di Baveno: secoli di storia nella pietra

Il complesso parrocchiale dei Santi Gervaso e Protaso sorge in un'area frequentata già in età romana, come ricordano alcune epigrafi reimpiegate nelle murature. Accanto alla chiesa, la cui facciata è un esempio di romanico del XII secolo, si alza un campanile più antico; poco distante sorge il battistero, quadrangolare all'esterno e ottagonale all'interno. La piazza si completa con il porticato della Via Crucis, costruito dopo il trasferimento dell'antico cimitero nel 1839. Si tratta di un insieme architettonico cresciuto in epoche differenti, che mantiene visibili molte fasi della storia locale.

Il granito rosa e i «picasass»: l'identità di Baveno

Il granito rosa di Baveno, estratto dai rilievi alle spalle dell'abitato, ha inciso profondamente sull'economia e sull'aspetto del borgo. Lo ricordano la toponomastica, gli elementi architettonici delle case e le colonne del porticato della Via Crucis. La lavorazione della pietra era affidata ai «picasass», gli scalpellini, celebrati anche da un grande murale realizzato nel 1979 nella vicina piazza Matteotti. Il Museo GranUM, ospitato nello storico Palazzo Pretorio, ne documenta le caratteristiche e l'importanza storica attraverso un percorso multimediale. Conoscere questa cultura materiale offre una chiave di lettura in più per la relazione, evocata dalle illuminazioni, tra roccia, paesaggio e creatività umana.


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