Itinerari e visite guidate a Milano


MARTEDÌ 15 SETTEMBRE 2026, ORE 15,30

DALL’ORATORIO DI SAN PROTASO AL GIARDINO DELLE DELIZIE

Quando la periferia sa sorprendere

Milano, Oratorio di San Protaso al Lorenteggio Milano, la Foresta di Magnolie al Giambellino

In principio era campagna: cascine, cereali, gelsi e fontanili e nulla più. Poi, con l’arrivo della ferrovia, le spighe lasciarono il posto a contatori e gru e lampadine, tutto in un attimo cambiò, segnando il destino di una delle tante periferie della città, fatta di molti palazzi e pochi servizi. E fu così che il Giambellino cambiò per sempre, con buona pace del Cerutti Gino di Gaber! Un itinerario zigzagando per il quartiere racconta del passato e del presente di questo scampolo di Milano, per scoprire insospettabili storie: dall’ormai millenario Oratorio di San Protaso, nell'attiguo Lorenteggio, con i suoi affreschi (quasi) miracolosi, alle fabbriche della Osram e della Loro Parisini, ma anche delle Officine Elettroferroviarie che sfornarono i nostri storici tram, ma... pure delle ambite racchette da tennis! Uno sguardo tra storia e architettura non può non essere dedicato ai primissimi quartieri popolari e... popolarissimi, tutt’altro che “brutti”, ma anche al ruolo della Chiesa che, attraverso i suoi vescovi, provò a prendersi cura di un’umanità sofferente. Ma il Giambellino è anche la storia degli incredibili Convitti della Rinascita dell’immediato Dopoguerra, nati per crescere generazioni di uomini liberi; è la storia dei fiori di una rara magnolia dipinti sui muri di un’Associazione a mettere insieme “diversità” e arte, fino ad arrivare a un piccolo giardino, un po’ pubblico, un po’ privato che, già prima del nuovissimo Parco del Giambellino, ha saputo regalare al quartiere un sorprendente angolo di verde!

Visita guidata a cura di Monica Torri.

Info

Quota: 15 euro (visita guidata, radiocuffie). Disdette senza penali consentite entro 10 gg lavorativi; oltre tale limite, la quota dovrà essere corrisposta. Per partecipare è necessario iscriversi all'associazione.

Quando

Quando: martedì 15 settembre 2026, ore 15,30

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Il percorso tra Lorenteggio e Giambellino permette di leggere in pochi isolati una delle trasformazioni più caratteristiche della Milano contemporanea: dalla campagna punteggiata da cascine e fontanili alla città industriale e popolare, fino alle più recenti esperienze di rigenerazione, arte condivisa e nuovi spazi verdi. Le diverse tappe non raccontano quindi un unico monumento, ma una stratificazione di memorie religiose, produttive, sociali e urbane.

San Protaso e la memoria rurale

L’Oratorio di San Protaso rappresenta la memoria più antica del percorso. La sua presenza, legata al vecchio paesaggio del Lorenteggio, ricorda una zona che per secoli rimase esterna alla città compatta. Gli affreschi e la lunga continuità d’uso dell’edificio creano un forte contrasto con il quartiere novecentesco che oggi lo circonda.

Fabbriche, ferrovia e modernizzazione

L’arrivo della ferrovia e delle attività produttive modificò radicalmente il volto della zona. Osram, Loro Parisini e Officine Elettroferroviarie evocano una Milano industriale nella quale lavoro, infrastrutture e nuovi insediamenti procedevano insieme, trasformando rapidamente un territorio ancora agricolo in periferia urbana.

Quartieri popolari e servizi

La crescita residenziale portò alla costruzione dei primi quartieri popolari, destinati ad accogliere una popolazione sempre più numerosa. La visita mette in evidenza anche il ruolo svolto dalle istituzioni religiose e sociali nel tentativo di accompagnare una trasformazione molto veloce, in un’area dove le abitazioni aumentarono più rapidamente dei servizi.

I Convitti della Rinascita

Nel secondo dopoguerra il Giambellino fu anche terreno di esperienze educative innovative. I Convitti della Rinascita, ricordati nel percorso, appartengono a quella stagione nella quale formazione, cittadinanza e ricostruzione democratica vennero pensate come parti di uno stesso progetto di crescita personale e collettiva.

Arte e verde nel quartiere

La storia più recente introduce un altro modo di leggere la periferia: non soltanto come spazio costruito, ma come luogo di relazioni. Le magnolie dipinte, il piccolo giardino condiviso e il nuovo Parco del Giambellino mostrano come arte, associazionismo e verde possano diventare strumenti per costruire identità e qualità urbana.

Dal Lorenteggio al Giambellino

Oratorio di San Protaso al Lorenteggio, Milano

Passare dal Lorenteggio al Giambellino significa attraversare una parte di Milano nella quale epoche molto diverse convivono a breve distanza: la campagna sopravvive nella presenza di un piccolo oratorio, la città del lavoro si riconosce nelle memorie delle fabbriche, mentre le case popolari raccontano la crescita di una comunità che ha dovuto costruire, insieme alle abitazioni, anche i propri luoghi di incontro. Più che cercare una separazione netta fra i due quartieri, è interessante osservare la continuità delle loro vicende, legate alla trasformazione del settore sud-occidentale della città. Prima dell’espansione urbana, questo territorio aveva un carattere agricolo, con cascine, terreni coltivati e corsi d’acqua: un paesaggio nel quale gli insediamenti erano distanziati e il rapporto con Milano passava attraverso il lavoro della terra e le strade di collegamento. L’Oratorio di San Protaso al Lorenteggio consente ancora di immaginare quella dimensione. La piccola costruzione medievale di via Lorenteggio, oggi racchiusa nello spartitraffico, offre un contrasto sorprendente con la strada e con gli edifici circostanti: quello che un tempo apparteneva a un ambiente rurale è diventato un frammento antico immerso nella città. La semplicità della struttura, il tetto a capanna e le dimensioni raccolte restituiscono il carattere di un luogo di devozione vicino alla vita quotidiana di una comunità. All’interno, gli affreschi di epoche differenti testimoniano la durata di questa presenza; fra le tracce più antiche si riconosce un velario medievale, una decorazione che richiama un tessuto dipinto. Anche il soprannome di chiesetta delle lucertole, tramandato nella memoria locale, appartiene alla familiarità con cui gli abitanti hanno guardato questo edificio. Minacciato dall’ampliamento della strada, l’oratorio fu preservato grazie all’opposizione alla sua demolizione e successivamente restaurato: la sua sopravvivenza mostra quanto il riconoscimento di un luogo possa dipendere anche dall’attaccamento di chi vive intorno. Dalla misura raccolta di San Protaso si passa idealmente alla scala della Milano produttiva, quando lo sviluppo ferroviario e l’insediamento delle industrie modificarono il rapporto fra la città e i suoi margini. Nomi come Osram, Loro Parisini e Tallero conservano la memoria di un territorio attratto nell’economia industriale, dove la vicinanza fra fabbrica e abitazione contribuì a definire ritmi, percorsi e relazioni. Il quartiere crebbe insieme alla domanda di lavoro e alla necessità di ospitare nuove famiglie, assumendo quel carattere popolare che sarebbe rimasto uno degli elementi più riconoscibili della sua identità. Questa trasformazione può essere letta anche nell’architettura residenziale. Il complesso di edilizia pubblica del Lorenteggio, realizzato fra il 1938 e il 1944, occupa sei isolati attraversati diagonalmente da via Segneri. La disposizione degli edifici in corpi allungati e paralleli, adattati al disegno delle strade, permette di riconoscere un impianto unitario dietro la successione delle facciate. La sobrietà delle costruzioni rispondeva alla necessità di contenere i costi e di offrire numerosi alloggi; gli spazi fra i fabbricati, gli orientamenti e il rapporto con la rete viaria erano parte di un progetto complessivo dell’abitare. Osservarlo soltanto attraverso l’aspetto dei singoli palazzi farebbe perdere questa dimensione urbana. Nel secondo dopoguerra la pressione abitativa e la crescita della popolazione resero ancora più urgente affiancare alle case scuole, servizi e luoghi di socialità. Le parrocchie e le realtà associative contribuirono alla formazione di reti di sostegno, mentre l’arrivo di nuovi abitanti trasformava la composizione della comunità. A questa stagione appartiene una delle esperienze educative più significative ricordate al Giambellino: quella dei Convitti della Rinascita. Nati all’indomani della Liberazione, offrirono opportunità di studio e formazione a giovani segnati dalla guerra, inizialmente ex partigiani e poi anche reduci, orfani e figli di lavoratori. L’istruzione veniva intesa come parte della ricostruzione democratica e come possibilità concreta di partecipare alla società con maggiore autonomia. La vita collettiva e il coinvolgimento degli allievi distinguevano questa esperienza, la cui eredità prosegue nella scuola Rinascita-Livi. Il quartiere entra così nella storia della città anche attraverso un’idea di educazione, nella quale imparare un mestiere e sviluppare responsabilità personale erano aspetti dello stesso percorso. Un’altra memoria, affidata alla musica, ha portato il nome del Giambellino ben oltre i suoi confini: la Ballata del Cerutti di Giorgio Gaber e Umberto Simonetta. Il racconto del giovane protagonista e del suo ambiente di bar restituisce, attraverso l’ironia, una particolare atmosfera della Milano popolare. È un’immagine culturale che aiuta a percepire il peso degli incontri quotidiani e dei piccoli luoghi di riconoscimento, senza esaurire la complessità della vita del quartiere. Con il declino delle attività industriali, alle trasformazioni del lavoro si sono accompagnate difficoltà sociali e problemi di manutenzione del patrimonio abitativo, ma anche nuove forme di solidarietà. Per comprendere questo passaggio è utile guardare a uno spazio ordinario come il Mercato Lorenteggio, costruito nel 1954 per la vendita dei generi alimentari. La sua crisi, maturata con i cambiamenti del commercio e la diffusione dei supermercati, rischiava di impoverire anche le relazioni che vi si svolgevano. Il percorso di rilancio avviato nel 2013 da Dynamoscopio insieme ai commercianti e alla rete locale ha affiancato alla funzione commerciale attività culturali e occasioni di partecipazione. Laboratori, incontri e iniziative condivise hanno proposto un uso più ampio del mercato, inteso anche come spazio di prossimità: un luogo in cui fare acquisti può intrecciarsi con il conoscere altre persone e prendere parte alla vita comune. L’intervento artistico sulla facciata, realizzato nel 2016 con il coinvolgimento degli abitanti, ha reso visibile questa nuova vocazione. Il rapporto fra trasformazione fisica e uso collettivo emerge anche nel verde. Il parco di via Giambellino 129, inaugurato il 30 giugno 2024, ha destinato circa 27.000 metri quadrati a una nuova area verde, entro un più ampio processo di riqualificazione. Dove la storia industriale aveva lasciato grandi superfici da ripensare, si è aperta la possibilità di camminare, sostare e incontrarsi in uno spazio accessibile al quartiere. Accanto a interventi di questa scala, i piccoli giardini e le iniziative di cura condivisa ricordati nell’itinerario fanno emergere il valore dei gesti quotidiani: mantenere un luogo, renderlo accogliente e riconoscerlo come parte della propria vita. Dal Lorenteggio al Giambellino, la passeggiata collega dunque edifici e persone, forme dell’abitare e modi di stare insieme. La distanza fra l’antico oratorio e i nuovi spazi verdi contiene una lunga storia di trasformazioni, nella quale il paesaggio cambia continuamente ma resta riconoscibile il bisogno di costruire appartenenza attraverso luoghi concreti.

Il quartiere Giambellino a Milano




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