Per leggere la storia di un oggetto antico non basta chiedersi quando sia stato realizzato: è importante ricostruire anche dove sia nato, quali passaggi abbia attraversato e in quale contesto sia stato infine ritrovato. È da questa attenzione alla biografia dei manufatti che prende forma il progetto di ricerca della mostra, ambientato tra il 700 a.C. e il 1000 d.C. circa.
La provenienza come indizio
Un reperto può essere stato prodotto in un luogo, utilizzato in un altro e rinvenuto molto lontano dal suo contesto originario. Materiali, lavorazioni, immagini e luogo di ritrovamento offrono indizi complementari: confrontarli permette di formulare ipotesi sui percorsi degli oggetti e sulle persone che li hanno posseduti, donati o trasportati.
Oltre un'unica Via della Seta
Le rotte dell'antichità non costituivano necessariamente un collegamento diretto tra due estremi geografici. Approdi, città e centri di transito potevano funzionare da punti di incontro di percorsi diversi; merci e manufatti cambiavano così più volte interlocutori. La ricerca propone di osservare una rete di itinerari molteplici, non una sola direttrice commerciale.
Una ricerca a più voci
Il progetto è curato da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi. Il loro lavoro riunisce casi di studio distinti in un racconto comparativo: da singole vicende materiali emerge una storia più ampia, nella quale nessuna regione viene considerata un centro esclusivo da cui tutte le innovazioni si sarebbero diffuse.
Il Podium come atlante di storie
L'allestimento occupa il piano terra del Podium, nello spazio milanese di Fondazione Prada. Ogni gruppo di opere dispone di un supporto espositivo pensato per rendere leggibile una particolare storia di relazioni; i display, in metallo e fibra di vetro, sono organizzati secondo convergenze, simmetrie e intersezioni.
Un percorso di ricerca sull'antico e sul contemporaneo
Con Global Antiquity, Fondazione Prada prosegue un'indagine sul modo in cui osserviamo l'arte antica. Nel 2015 le mostre Serial Classic e Portable Classic, presentate rispettivamente a Milano e Venezia, hanno affrontato il rapporto tra originali, copie e circolazione dei modelli classici. Nel 2022 Recycling Beauty si è concentrata sul riuso di opere greche e romane dal Medioevo al Barocco. Il nuovo progetto sposta l'attenzione dalle trasformazioni e dalle persistenze delle opere alle relazioni tra contesti geografici, mostrando come la scelta delle domande da porre ai manufatti possa cambiare il racconto del passato.
La nuova mostra "Global Antiquity" alla Fondazione Prada
In programma alla Fondazione Prada di Milano dal 5 novembre 2026 al 1° marzo 2027, Global Antiquity nasce come un ampio progetto di ricerca dedicato a un'idea dell'antichità molto diversa da quella costruita attraverso la tradizionale successione di civiltà separate e autosufficienti. Curata da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, la mostra concentra lo sguardo su un arco cronologico di circa millesettecento anni, dal 700 a.C. al 1000 d.C., per ricostruire le relazioni che collegarono il Mediterraneo e l'Asia attraverso una rete sorprendentemente vasta di scambi, spostamenti, prestiti culturali e trasformazioni. Il percorso riunisce oltre 150 opere e manufatti provenienti da differenti aree del mondo e li considera non soltanto come testimonianze artistiche, ma come veri e propri documenti di viaggio: ogni oggetto porta con sé una storia che può cominciare in un luogo, proseguire attraverso passaggi intermedi e concludersi molto lontano dal punto di origine. Per questo il luogo in cui un reperto è stato rinvenuto diventa importante quanto quello in cui fu prodotto, perché la distanza tra questi due punti consente di intuire itinerari commerciali, rapporti diplomatici, migrazioni, pratiche religiose, curiosità intellettuali e fenomeni di imitazione o adattamento. Ne emerge un mondo antico attraversato da contatti continui, nel quale merci, immagini, tecniche e simboli potevano circolare per migliaia di chilometri e acquisire significati nuovi entrando in contesti differenti. Alcuni casi rendono immediatamente percepibile questa dimensione: una statuetta femminile in avorio proveniente dal subcontinente indiano raggiunse Pompei prima dell'eruzione del 79 d.C., mentre altri manufatti documentano presenze e influenze mediterranee giunte fino alla Cina. Episodi simili mostrano come le relazioni tra Oriente e Occidente non si sviluppassero soltanto lungo una direttrice lineare, né possano essere ricondotte a un'unica e ordinata Via della Seta. La mostra propone invece l'immagine di una rete poligonale, mobile e mutevole, formata da molte rotte che si incontravano, si sovrapponevano e si diramavano attraverso porti, città, mercati, corti e luoghi di culto. Un oggetto poteva quindi cambiare più volte proprietario, funzione e significato, entrando in contatto con comunità diverse e diventando esso stesso il risultato di un processo di ibridazione. È proprio questa reciprocità a costituire uno dei temi più interessanti del progetto: l'antichità non viene presentata come un sistema nel quale un unico centro diffonde modelli verso periferie passive, ma come uno spazio plurale in cui società lontane si osservano, si influenzano e reinterpretano ciò che ricevono. Il concetto di globalità diventa così uno strumento per leggere il passato senza sovrapporgli automaticamente il modello economico e politico della globalizzazione contemporanea, evidenziando piuttosto la presenza di connessioni orizzontali, instabili e spesso imprevedibili. L'allestimento, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margheri e il team AMO/OMA, traduce questa impostazione scientifica nello spazio del piano terra del Podium: i manufatti sono organizzati in nuclei narrativi e presentati su strutture in metallo e fibra di vetro, disposte secondo logiche di convergenza, simmetria e intersezione, così che anche il percorso fisico del visitatore restituisca l'idea di una storia composta da traiettorie multiple anziché da una sequenza unica. Global Antiquity si inserisce inoltre nella ricerca che Fondazione Prada dedica da anni al rapporto tra arte antica e presente: dopo Serial Classic e Portable Classic del 2015, incentrate sui concetti di originale, copia e riproduzione, e dopo Recycling Beauty del 2022, dedicata al riuso dell'antico in epoche successive, questa nuova esposizione amplia ulteriormente la prospettiva e considera la mobilità degli oggetti e delle idee come parte essenziale della storia. Il risultato è un racconto nel quale i reperti non appaiono come testimonianze immobili di civiltà chiuse nei propri confini, ma come tracce concrete di incontri, curiosità reciproche e contaminazioni. Guardare questi oggetti significa quindi seguire le persone che li crearono, li trasportarono, li scambiarono e li reinterpretarono, riscoprendo un passato nel quale le distanze geografiche erano reali ma non impedivano la formazione di legami duraturi: una prospettiva che rende l'antichità meno remota e, allo stesso tempo, offre strumenti nuovi per riflettere sulla complessità culturale del mondo contemporaneo.