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DALL'1 AL 4 FEBBRAIO 2027

ROMA STRATIFICATA

POTERE, MEMORIA E ARISTOCRAZIE

Roma stratificata: Villa Medici Roma, itinerario tra archeologia, arte e aristocrazia: Centrale Montemartini Roma, itinerario tra archeologia, arte e aristocrazia: le domus romane del Celio

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Roma è una città composta da molte città sovrapposte, nella quale ogni epoca ha trasformato e talvolta nascosto ciò che l’aveva preceduta. Questo itinerario attraversa quasi duemila anni di storia, dalle abitazioni della Roma imperiale alle basiliche paleocristiane, dalle dimore dell’aristocrazia alle grandi istituzioni culturali. Un percorso nella Roma più sorprendente, dove il mondo antico dialoga con il Rinascimento, il Barocco e la modernità e dove famiglie nobili, cardinali, artisti e nazioni straniere hanno lasciato un’impronta profonda e duratura.

VILLA MEDICI: edificata in posizione privilegiata sul Pincio, la villa fu trasformata nella seconda metà del Cinquecento nella prestigiosa residenza del cardinale Ferdinando de’ Medici, futuro granduca di Toscana. Il complesso conserva ancora oggi il carattere di una raffinata dimora rinascimentale, concepita non soltanto come luogo di rappresentanza, ma anche come spazio destinato all’arte, allo studio e alla contemplazione. Gli ambienti monumentali, le decorazioni e le opere custodite raccontano il gusto collezionistico della famiglia Medici, mentre il vasto giardino, articolato tra viali, statue, fontane e prospettive scenografiche, costituisce uno degli esempi più affascinanti di giardino storico romano. Dalle terrazze e dagli spazi aperti della villa lo sguardo abbraccia la città. La successiva presenza dell’Accademia di Francia a Roma ha inoltre trasformato Villa Medici in uno dei luoghi simbolo del dialogo culturale tra Roma e l’Europa. BASILICA DEI SS. GIOVANNI E PAOLO: sorta sul Celio in un’area profondamente legata alla Roma tardoantica, la basilica rappresenta uno straordinario esempio di stratificazione architettonica. Alle origini paleocristiane si sovrappongono la solennità della struttura medievale, la facciata di impronta romanica e le importanti trasformazioni avvenute nei secoli successivi, fino alla ricca veste settecentesca dell’interno. L’edificio permette così di leggere, quasi come in un libro di pietra, le diverse fasi della storia religiosa e artistica di Roma. Al di sotto della basilica si estende inoltre un complesso di edifici antichi che testimonia la continuità tra la città imperiale e quella cristiana, rendendo questo luogo uno dei più significativi per comprendere la trasformazione di Roma tra Antichità e Medioevo. CASE ROMANE DEL CELIO: nascoste sotto la Basilica dei SS. Giovanni e Paolo, costituiscono un eccezionale complesso di edifici residenziali sviluppatosi tra il I e il IV secolo d.C. Attraverso un intricato sistema di ambienti, cortili e passaggi sotterranei è possibile ripercorrere le trasformazioni di antiche abitazioni romane, progressivamente ampliate e modificate nel corso dei secoli. Particolarmente suggestivi sono gli ambienti decorati da affreschi, motivi ornamentali e scene figurate, che restituiscono un’immagine preziosa della vita privata e del gusto delle classi agiate della Roma imperiale. La visita consente di scendere letteralmente sotto il livello della città moderna, entrando in contatto con una Roma nascosta e sorprendentemente conservata. MUSEO DELLA FORMA URBIS: situato nel Parco Archeologico del Celio, il museo custodisce i frammenti superstiti della celebre Forma Urbis Romae, la monumentale pianta marmorea della città realizzata all’inizio del III secolo d.C., tra il 203 e il 211, durante l’età severiana. Originariamente composta da circa 150 grandi lastre di marmo, la pianta riproduceva con eccezionale precisione edifici pubblici, templi, abitazioni, portici, strade e spazi urbani della capitale dell’Impero. I frammenti giunti fino a noi costituiscono una fonte fondamentale per ricostruire l’aspetto della Roma antica. L’allestimento permette di confrontare la città imperiale con quella moderna, offrendo una straordinaria lettura della continuità urbana di Roma. CENTRALE MONTEMARTINI: uno dei musei più originali della città nasce dall’incontro apparentemente impossibile tra archeologia classica e archeologia industriale. All’interno dell’antica centrale elettrica, grandi statue in marmo, mosaici, rilievi e reperti provenienti dagli scavi archeologici di Roma sono esposti accanto a turbine, caldaie, condotte e giganteschi motori dei primi decenni del Novecento. Il contrasto tra la purezza del marmo antico e la monumentalità delle macchine industriali crea un ambiente di straordinaria suggestione. Divinità, personaggi mitologici e figure dell’antica Roma sembrano dialogare con le testimonianze della modernizzazione della città, trasformando la visita in un percorso attraverso due epoche apparentemente lontane ma entrambe decisive per la storia urbana di Roma. PALAZZO PATRIZI MONTORO: situato nel cuore del centro storico e ancora oggi abitato dalla famiglia Patrizi, il palazzo rappresenta una rara testimonianza della continuità dell’aristocrazia romana e del suo stile di vita. Gli ambienti conservano arredi, dipinti, oggetti d’arte e memorie familiari accumulati nel corso dei secoli, offrendo la possibilità di entrare non in un museo ricostruito, ma in una vera dimora storica ancora legata ai suoi proprietari. La visita consente quindi di entrare nella dimensione più intima e quotidiana della Roma aristocratica, scoprendo un mondo fatto di relazioni familiari, committenza artistica, prestigio sociale e memoria dinastica. CHIESA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI: chiesa nazionale della comunità francese a Roma, rappresenta una significativa testimonianza del ruolo svolto dalle grandi monarchie europee nella vita religiosa, diplomatica e artistica della città. Il suo ricco patrimonio decorativo riflette gli stretti rapporti tra Roma e la Francia e testimonia la presenza delle comunità straniere nella capitale pontificia. Il cuore della visita è la celebre Cappella Contarelli, dove si conserva uno dei vertici assoluti della pittura europea: il ciclo dedicato a San Matteo, composto da tre capolavori di Caravaggio. Il percorso si concluderà alle SCUDERIE DEL QUIRINALE con la MOSTRA “PONTORMO”, dedicata a una delle personalità più originali e inquietanti del Manierismo fiorentino. Jacopo Pontormo sviluppò un linguaggio profondamente personale, capace di superare l’equilibrio e l’armonia propri del Rinascimento maturo. Nei suoi dipinti le figure si allungano, i corpi assumono pose instabili, lo spazio perde la tradizionale razionalità prospettica e i colori diventano luminosi, irreali e talvolta quasi astratti. Ne nasce una pittura carica di tensione psicologica e di intensità emotiva, nella quale la raffinatezza formale si accompagna a un senso di inquietudine profondamente moderno. La mostra permetterà di approfondire la vicenda artistica di un autore che, partendo dalla grande tradizione fiorentina, seppe elaborare una visione autonoma e sorprendente. Sarà la conclusione ideale di un itinerario attraverso una Roma stratificata, nella quale l’antichità, il cristianesimo, le grandi famiglie aristocratiche, le nazioni straniere, il collezionismo e l’arte moderna continuano a convivere e a dialogare.

Visite guidate a cura di Mileto Benvenuti.

Quando

Quando: dall'1 al 4 febbraio 2027

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Roma non conserva soltanto monumenti di epoche diverse: conserva anche i modi con cui, nei secoli, quelle epoche sono state riscoperte, collezionate, reinterpretate e trasformate in memoria. Alcuni luoghi dell’itinerario permettono di seguire proprio questa seconda stratificazione, fatta di scavi, istituzioni culturali, musei e nuove letture della città antica.

Villa Medici: il Prix de Rome e la formazione degli artisti

L’Accademia di Francia a Roma nacque nel 1666 su iniziativa di Jean-Baptiste Colbert, ministro di Luigi XIV. Per secoli accolse i vincitori del Prix de Rome, ai quali veniva offerto un lungo soggiorno nella capitale per studiare direttamente l’arte antica e rinascimentale. L’Accademia si stabilì a Villa Medici nel 1803; tra i suoi direttori più celebri vi fu anche Jean-Auguste-Dominique Ingres, in carica dal 1835 al 1841.

Case Romane del Celio: una riscoperta iniziata nell’Ottocento

Gli ambienti sotterranei furono riscoperti nel 1887. Le ricerche hanno permesso di riconoscere fasi d’uso molto diverse: un edificio con balneum privato, un’insula con botteghe al piano terreno, una successiva residenza signorile e infine un luogo legato alla prima comunità cristiana. La sequenza rende il complesso particolarmente prezioso perché permette di osservare non solo l’evoluzione architettonica, ma anche il mutamento sociale e religioso di un intero settore urbano.

Forma Urbis: una città incisa alla scala di circa 1:240

La grande pianta marmorea occupava originariamente una superficie di circa 18 × 13 metri e rappresentava Roma a una scala media di circa 1:240. I frammenti cominciarono a riemergere nel 1562, ma oggi sopravvive soltanto circa un decimo dell’insieme originario. Il nuovo museo li dispone sopra la pianta di Roma pubblicata da Giovanni Battista Nolli nel 1748, creando un confronto diretto fra due modi, separati da oltre quindici secoli, di descrivere la stessa città.

Centrale Montemartini: da mostra temporanea a museo permanente

La trasformazione museale nacque quasi per necessità. Nel 1997, durante i lavori ai Musei Capitolini, numerose sculture furono trasferite temporaneamente nell’ex centrale per la mostra Le macchine e gli dei. L’accostamento fra reperti antichi e macchinari industriali ebbe un successo tale che, nel 2001, l’esperimento divenne un museo permanente. La centrale stessa, inaugurata nel 1912, era stata il primo impianto pubblico di Roma destinato alla produzione di energia elettrica.

San Luigi dei Francesi oltre Caravaggio

La chiesa conserva un patrimonio che va oltre la Cappella Contarelli. Nella seconda cappella della navata destra si trovano affreschi del Domenichino dedicati a Santa Cecilia e una pala attribuita a Guido Reni; sulla cantoria è inoltre collocato un importante organo costruito nel 1881 da Joseph Merklin. Anche questi elementi mostrano come la chiesa sia stata per secoli un luogo di rappresentanza culturale francese nel cuore di Roma.

MOSTRA PONTORMO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

Pontormo, Visitazione di CarmignanoDal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 le Scuderie del Quirinale dedicano a Jacopo Carucci, detto Pontormo, la prima grande esposizione monografica interamente incentrata sulla sua figura, offrendo l’occasione di seguire in modo ampio e unitario il percorso di uno degli artisti più originali del Cinquecento fiorentino e di comprendere da vicino il passaggio dall’equilibrio del Rinascimento maturo alle inquietudini della Maniera. Nato a Pontorme, presso Empoli, nel 1494 e formatosi nell’ambiente artistico fiorentino, Pontormo attraversò alcune delle esperienze decisive della pittura del suo tempo, frequentando le botteghe di Piero di Cosimo e Mariotto Albertinelli e approdando poi a quella di Andrea del Sarto, dove lavorò accanto a Rosso Fiorentino. Fin dalle opere giovanili trasformò però i modelli ricevuti in un linguaggio immediatamente riconoscibile: la misura classica si incrina, le composizioni diventano più mobili e instabili, le figure sembrano muoversi secondo ritmi interni difficili da prevedere, gli sguardi acquistano un’intensità psicologica nuova e il colore si emancipa progressivamente dal naturalismo per assumere tonalità limpide, accese, talvolta quasi irreali. Alla riflessione sui grandi protagonisti della tradizione fiorentina, e in particolare su Michelangelo, si affianca l’interesse per la grafica nordica e per le incisioni di Dürer, che contribuisce a rendere ancora più personale una pittura capace di coniugare eleganza e tensione, raffinatezza e inquietudine. Il progetto delle Scuderie del Quirinale, promosso da Ales – Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi e realizzato con Electa, è curato da Cristina Acidini con il contributo di un gruppo di studiosi composto da Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani. Il percorso riunisce i principali capolavori dell’artista insieme a una straordinaria selezione di opere su carta, consentendo di mettere in relazione pittura e disegno e di osservare come idee, pose, movimenti e soluzioni compositive nascessero attraverso un processo di continua sperimentazione. Proprio il disegno fu per Pontormo uno strumento essenziale di ricerca: non un semplice passaggio preparatorio, ma un luogo nel quale verificare l’energia di un gesto, la torsione di un corpo, il rapporto fra le figure e l’equilibrio complessivo della scena. La presenza di numerosi fogli permette quindi di avvicinarsi al laboratorio mentale dell’artista e di cogliere con particolare evidenza quella libertà inventiva che nei dipinti raggiunge risultati di sorprendente modernità. Accanto al consistente nucleo proveniente dagli Uffizi, l’esposizione beneficia di prestiti eccezionali concessi da musei e collezioni italiani e internazionali, tra cui la Galleria dell’Accademia, i Musei del Bargello, l’Istituto Centrale per la Grafica, il Louvre, la National Gallery di Londra, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute of Chicago e il Getty Museum di Los Angeles. Questa eccezionale concentrazione di opere rende possibile stabilire confronti normalmente impraticabili e seguire con maggiore chiarezza l’evoluzione di Pontormo attraverso soggetti sacri, ritratti, studi e invenzioni grafiche. Punto di riferimento dell’intero itinerario è la celebre Visitazione di Carmignano, proveniente dalla chiesa di San Michele Arcangelo, uno dei dipinti nei quali il carattere dell’artista si manifesta con maggiore evidenza: le quattro figure femminili occupano quasi interamente lo spazio, i corpi si dispongono secondo un equilibrio sospeso e insieme instabile, gli sguardi costruiscono una trama silenziosa di emozioni e i colori, intensi e inconsueti, sembrano sottrarre la scena alle regole della realtà quotidiana. L’opera, già al centro di importanti studi e restauri, permette di cogliere la capacità di Pontormo di trasformare un episodio religioso in una visione di straordinaria concentrazione emotiva, nella quale la monumentalità delle figure convive con una fragilità profondamente umana. Attorno a questo nucleo il percorso, prevalentemente cronologico ma arricchito da approfondimenti tematici, ricostruisce le diverse stagioni della sua attività e mette in luce la varietà di una ricerca che non procede mai per formule ripetitive, ma attraverso continue variazioni, ripensamenti e invenzioni. Anche il ritratto assume un ruolo decisivo, perché Pontormo seppe rinnovare il genere attribuendo ai personaggi una presenza fisica elegantissima e al tempo stesso una forte dimensione interiore, mentre nelle composizioni religiose l’ordine tradizionale viene spesso sostituito da una costruzione più libera, nella quale spazio, colore e movimento diventano strumenti per esprimere una tensione spirituale e psicologica. Pontormo, Ritratto di alabardiereLa fortuna dell’artista, alterna nei secoli e particolarmente intensa nel Novecento, ha mostrato quanto questa libertà potesse parlare anche alla sensibilità moderna: la sua pittura, lontana da ogni facile serenità, è stata riscoperta come una delle esperienze più radicali della cultura figurativa del XVI secolo e ha suscitato l’interesse di artisti, registi e intellettuali, da Pier Paolo Pasolini fino a Bill Viola. La rassegna romana permette così di superare l’immagine di Pontormo come autore semplicemente “eccentrico” o irregolare, restituendogli il ruolo di protagonista consapevole di una fase storica nella quale i modelli del Rinascimento venivano sottoposti a una profonda trasformazione. Visitare questa esposizione significa quindi entrare in contatto con un artista che conosce perfettamente la tradizione ma sceglie di metterla continuamente alla prova, modificando proporzioni, prospettive, rapporti cromatici e atteggiamenti delle figure per costruire immagini nelle quali la bellezza non coincide più con l’armonia perfetta, ma nasce da un equilibrio più sottile fra ordine e instabilità, grazia e turbamento, naturalezza e artificio. Nel contesto dell’itinerario di Roma stratificata, la tappa alle Scuderie del Quirinale acquista così un significato particolare: dopo avere attraversato testimonianze dell’antichità, della Roma cristiana, dell’aristocrazia, del Barocco e delle grandi istituzioni culturali, l’incontro con Pontormo introduce nel cuore di una stagione in cui il linguaggio rinascimentale viene reinventato dall’interno e mostra come anche la storia dell’arte sia fatta di sovrapposizioni, rotture e riletture continue, capaci di rendere ancora attuale un pittore vissuto cinque secoli fa.




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